L’allarme del ministro Lollobrigida: i pescatori in pericolo, la UE deve cambiare le regole

Il ministro italiano chiede un cambio di rotta per salvaguardare le marinerie europee minacciate da concorrenza cinese e regole inadeguate.

Ministro italiano in Irlanda lancia allarme per la crisi delle marinerie europee
Ministro italiano in Irlanda lancia allarme per la crisi delle marinerie europee

Il ministro italiano Francesco Lollobrigida, durante un incontro in Irlanda con i rappresentanti europei del settore pesca, ha lanciato un allarme: “C’è una specie in pericolo: i pescatori”. L’osservazione, fatta durante un dibattito sul piano comune della pesca, ha suscitato preoccupazione per la situazione delle marinerie europee, che si trovano a fronteggiare una crisi senza precedenti. L’Europa, un tempo tra le più competitive al mondo, oggi si confronta con una concorrenza internazionale che mette a rischio la sostenibilità del settore. Lollobrigida ha sottolineato come le norme europee, sebbene concepite per salvaguardare la fauna marina, potrebbero in realtà affondare la pesca locale.

La crisi delle marinerie in Europa

Secondo i dati forniti dal ministro, le giornate di pesca nel Mediterraneo occidentale per il Nasello sono passate da 84.761 nel 2020 a 33.036 nel 2026, un calo del 61 per cento. In Italia, la riduzione delle giornate di pesca è stata drastica: nel 2020 erano assegnate 116.982 giornate, nel 2026 si riducono a 71.458, un calo del 40 per cento. A livello continentale, i pescatori in Europa sono passati da 258.000 nel 1990 a meno di 120.000 oggi. Lollobrigida ha sottolineato come questa diminuzione sia il risultato di una politica europea che ha ridotto drasticamente il prelievo, aumentando i costi di produzione e riducendo la competitività del settore.

Concorrenza cinese e paesi terzi

La concorrenza internazionale, in particolare cinese, rappresenta un fattore cruciale nella crisi delle marinerie europee. La Cina, che nel 1985 aveva poche centinaia di imbarcazioni, oggi impiega oltre 2500 unità nel settore della pesca a livello mondiale, con un numero di navi di supporto che arriva a 17 mila. Inoltre, i paesi terzi che pescano nel Mediterraneo non rispettano le regole europee, creando un vantaggio competitivo non sostenibile. Lollobrigida ha sottolineato che, mentre l’Europa ha ridotto le giornate di pesca per proteggere le risorse ittiche, altri paesi hanno aumentato la loro attività senza alcun controllo, mettendo a rischio la sostenibilità del settore.

Il ministro ha anche evidenziato come i costi di produzione siano aumentati in modo drammatico, con un raddoppio del prezzo del carburante negli ultimi anni. In Italia, la dipendenza dall’estero per il carburante tocca l’80 per cento. Questi fattori, uniti a una politica europea che ha ridotto il prelievo, hanno portato a una situazione di crisi per i pescatori. Lollobrigida ha chiesto un cambio di rotta, sottolineando che il Piano Comune della Pesca deve essere rivisto in modo radicale per salvaguardare il futuro del settore.

La scienza è un elemento fondamentale per trovare soluzioni. Lollobrigida ha proposto misure immediate, come il ricambio generazionale, finanziamenti adeguati e semplificazioni delle procedure. Ha anche richiamato l’importanza di migliorare i controlli, non solo per proteggere le risorse ittiche, ma anche per garantire un ambiente di concorrenza equo. L’obiettivo, come ha detto il ministro, è salvaguardare le future generazioni europee dall’impoverimento strutturale del sistema produttivo.

La situazione, se non viene affrontata, potrebbe portare a una crisi che metterà in condizione l’Europa di non essere più competitiva a livello mondiale. Il ministro ha sottolineato che la politica europea, sebbene mirata a proteggere la fauna marina, ha avuto effetti negativi sul settore pesca. L’Europa, con le sue regole e controlli, ha ridotto la competitività delle sue marinerie, mentre paesi come la Cina e altri paesi terzi hanno aumentato la loro attività senza alcun rispetto per le norme. Lollobrigida ha chiesto un cambio di rotta, sottolineando che il Piano Comune della Pesca deve essere rivisto in modo radicale per salvaguardare il futuro del settore.