Il legame di attaccamento del cane influisce sullo stress cronico

Nuovo studio dell’Università di Pisa dimostra come il legame tra cane e caregiver influenzi lo stress cronico.

Cane e caregiver in un ambiente di ricerca, con indicatori di stress misurati
Cane e caregiver in un ambiente di ricerca, con indicatori di stress misurati

Un nuovo studio condotto dall’Università di Pisa ha evidenziato come il legame di attaccamento tra un cane e il suo caregiver possa influenzare non solo la risposta allo stress acuto, ma anche i livelli di stress cronico. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha coinvolto cento cani e i loro caregiver, analizzando il tipo di legame e misurando indicatori fisiologici come frequenza cardiaca, temperatura corporea, pressione arteriosa e livelli di cortisolo. I risultati mostrano che i cani con un attaccamento sicuro affrontano meglio le situazioni stressanti, mentre quelli con un attaccamento insicuro-ansioso reagiscono in modo più intenso.

La qualità della relazione determina il benessere

La qualità della relazione tra cane e caregiver è riconosciuta come un fattore chiave per il benessere dell’animale. «Le carezze, la vicinanza e il contatto fisico non sono semplici gesti di affetto, ma rappresentano un importante fattore di protezione, capace di contribuire a ridurre lo stress dell’animale anche nel lungo periodo», spiega Chiara Mariti, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa. I ricercatori hanno utilizzato lo Strange Situation Test, un protocollo originariamente sviluppato per studiare l’attaccamento nei bambini, adattato successivamente ai cani.

Lo Strange Situation Test ha permesso di classificare il tipo di attaccamento dei cani in tre categorie: sicuro, insicuro-ansioso e insicuro-evitante. Nel campione analizzato, circa il 65% dei cani presentava un attaccamento sicuro, il 15% un attaccamento insicuro-ansioso e il 17% un attaccamento insicuro-evitante. I ricercatori hanno misurato diversi indicatori fisiologici, tra cui i livelli di cortisolo nella saliva e nel pelo, per valutare lo stress acuto e cronico.

La risposta positiva al contatto migliora il benessere del cane

«I nostri risultati mostrano che gli effetti di una relazione di qualità non si limitano al modo in cui il cane affronta un singolo episodio stressante», conclude Mariti. La ricerca, condotta in collaborazione con Oxford Brookes University e il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Perugia, ha coinvolto ricercatori come Giacomo Riggio, Carmen Borrelli, Marco Campera, Silvana Diverio e Chiara Mariti. L’obiettivo era ribaltare vecchie concezioni basate sull’imposizione e promuovere nuove prospettive applicative fondate sulla qualità della relazione e sul rispetto.

Impatto sulla medicina comportamentale veterinaria

Il lavoro ha aperto nuove prospettive per la medicina comportamentale veterinaria e la cinofilia, basandosi sulla psicologia umana. «Questo ci fornisce le basi per favorire il benessere dei cani e comprendere il ruolo della relazione con il caregiver», spiega Mariti. La ricerca ha dimostrato che rispondere positivamente al contatto del cane con la persona di riferimento è benefico per il suo benessere. «Al di là delle differenze nel tipo di legame, il messaggio che emerge è molto chiaro», conclude la ricercatrice. La pubblicazione del lavoro su Scientific Reports segna un passo avanti nella comprensione del legame tra cane e caregiver, con implicazioni significative per la salute animale e l’approccio alla cura degli animali domestici.