L’Europa aumenta gli acquisti di gas russo prima del divieto del 2027
L’Europa continua a importare gas russo nonostante il divieto del 2027, con Francia, Belgio e Spagna tra i principali acquirenti.

L’Europa ha registrato un aumento significativo delle importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo nella prima metà del 2026, con Francia, Belgio e Spagna tra i principali acquirenti. Questa dinamica si svolge proprio prima dell’entrata in vigore del divieto europeo, previsto per il 2027, che mira a interrompere ogni rapporto commerciale con la Russia sul fronte energetico. La situazione mette in luce una contraddizione: l’Unione Europea punta a eliminare una fonte di approvvigionamento su cui, almeno per ora, continua a dipendere.
Un record di importazioni prima del divieto
Nella prima metà del 2026, le importazioni di GNL russo hanno raggiunto un livello record, trainate soprattutto da Francia, Belgio e Spagna. Secondo i dati della società di analisi Kpler, il volume importato è stato pari a circa il 97% della produzione totale dell’impianto di Yamal LNG, situato nella penisola artica russa. Questo dato sottolinea la centralità del GNL russo nel mercato europeo, nonostante gli sforzi per diversificare le forniture.
La vicinanza dei terminali europei rende le forniture russe competitive rispetto a quelle asiatiche.
La posizione geografica dell’impianto di Yamal LNG, vicino ai terminali europei, rende le sue forniture particolarmente competitive rispetto alle spedizioni dirette verso l’Asia, che richiedono tempi e costi maggiori. Questo fattore ha contribuito a mantenere il GNL russo come una delle alternative più rapide e disponibili per il mercato europeo, specialmente in un contesto di tensioni internazionali.
Un piano graduale per l’uscita dal gas russo
Il piano europeo REPowerEU prevede un’uscita graduale dal gas russo, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica da Mosca entro il 2027. I contratti a breve termine sono già stati vietati, con il divieto sul GNL che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 e quello sul gas via tubo il 30 settembre dello stesso anno, purché gli Stati membri rispettino gli obiettivi di riempimento degli stoccaggi.
La transizione energetica verso l’Europa è un processo complesso e lungo.
Nonostante gli obiettivi fissati da Bruxelles, sostituire rapidamente un fornitore che per anni ha rappresentato uno dei pilastri dell’approvvigionamento energetico europeo continua a essere una sfida sia economica sia strategica. L’entrata in vigore del divieto europeo rappresenterà un duro colpo per Novatek, il gruppo russo che controlla il progetto di Yamal LNG, ma anche per alcuni partner occidentali, tra cui la francese TotalEnergies.
Le alternative e le tensioni internazionali
Nonostante gli sforzi per diversificare le forniture verso Norvegia, Algeria e Stati Uniti, la Russia continua a rappresentare un partner energetico di primo piano. Le difficoltà nell’approvvigionamento dal Medio Oriente, tra i problemi nello Stretto di Hormuz e le criticità che hanno interessato il Qatar, hanno reso il GNL russo una delle alternative più rapide e disponibili per il mercato europeo.
La corsa agli ultimi acquisti mostra la complessità del processo di separazione energetica da Mosca.
La corsa europea ad acquistare gas russo prima dell’entrata in vigore del divieto dimostra quanto il processo di separazione energetica da Mosca sia più complesso del previsto. Mentre l’Unione Europea punta a interrompere ogni rapporto commerciale con la Russia sul fronte energetico, la dipendenza da fonti russe rimane un problema da affrontare con una strategia graduale e mirata.
