Semiconduttori ancora in calo, Ftse Mib sotto 52 mila: Stm giù del 4%

Borse europee in ribasso il 17 luglio tra tensioni in Medio Oriente e crisi dei chip. A Milano Stm cede il 4%, Ftse Mib scende sotto quota 52 mila. Rimbalzo per oro e argento.

Trader in sala contrattazioni osserva schermi con grafici in rosso mentre borse europee scendono tra volatilità geopolitica e incertezza tech
Trader in sala contrattazioni osserva schermi con grafici in rosso mentre borse europee scendono tra volatilità geopolitica e incertezza tech

I mercati azionari europei arretrano il 17 luglio sotto il peso simultaneo di due fattori: la persistente debolezza del settore dei semiconduttori e l’intensificazione delle tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz. L’indice Ftse Mib di Milano scende sotto la soglia dei 52 mila punti, trascinato al ribasso dalla performance negativa di Stm, che perde il 4 per cento. La contrazione dei titoli tech non si arresta malgrado i segnali positivi arrivati dai dati sull’inflazione americana, che avevano alimentato speranze di una Fed meno restrittiva rispetto alle attese.

Il freno dei chip e le tensioni medio orientali

La caduta dei semiconduttori rimane il principale fattore depressivo per gli indici europei, sebbene la velocità di decelerazione appaia leggermente contenuta rispetto ai giorni precedenti. Le preoccupazioni relative a una possibile bolla nel settore tecnologico continuano ad agitare gli investitori europei. A questo si aggiunge l’effetto destabilizzante della nuova escalation in Medio Oriente, che alimenta incertezze sulla stabilità dell’approvvigionamento energetico globale e spinge i gestori di portafoglio verso una maggiore cautela.

Il prezzo del petrolio registra un lieve calo, ma le tensioni geopolitiche rimangono sufficientemente acute da mantenere alta l’attenzione dei mercati. L’annuvolarsi dello scenario internazionale si riflette direttamente sulla propensione al rischio degli operatori, frenando la capacità delle notizie positive, come la moderazione dell’inflazione americana, di imprimere un’accelerazione significativa ai listini del Vecchio Continente.

Wall Street zavorrata dai tech, ma Asia promette

Oltreoceano, Wall Street chiude in territorio positivo pur rimanendo frenata dai titoli tecnologici, mentre cresce l’attesa per le pubblicazioni delle trimestrali bancarie nei prossimi giorni. I mercati asiatici mostrano un quadro misto: il Kospi e il Nikkei scendono, mentre Tsmc comunica dati che sorprendono positivamente il mercato. Questo elemento rappresenta un segnale contenitivo rispetto al pessimismo generalizzato sul settore dei chip, anche se non sufficientemente forte da invertire il trend negativo prevalente.

Trader in sala contrattazioni osserva schermi con grafici in rosso mentre borse europee scendono tra volatilità geopolitica e incertezza tech, immagine di approfondimento

La frammentazione dei segnali tra i vari mercati globali evidenzia come l’incertezza domini le scelte di allocazione del capitale. Gli investitori rimangono in attesa di chiarimenti sia sulla solidità del ciclo economico americano, affidato principalmente alle risultanze delle trimestrali bancarie, sia sulla tenuta della domanda di semiconduttori, messa in discussione dai timori di eccesso di capacità produttiva.

Beni rifugio al rialzo

Tra i movimenti più significativi del giorno emerge il rimbalzo di oro e argento, asset tradizionalmente ricercati dagli investitori in fasi di incertezza geopolitica e volatilità macroeconomica. L’apprezzamento dei metalli preziosi riflette il flusso di capitali verso strumenti percepiti come meno esposti ai rischi specifici di settore e geografici che caratterizzano il momento.

A Piazza Affari, oltre a Stm, rimangono sotto i riflettori i titoli bancari e delle infrastrutture: Mps, Intesa Sanpaolo e Inwit attirano l’attenzione degli osservatori di mercato in una seduta che evidenzia come la selezione titolo-per-titolo stia prevalendo sulla dinamica di indice. La frenata dell’inflazione americana, pur rappresentando un elemento positivo per il costo della moneta e per le prospettive di tassi di interesse, non riesce ad invertire il sentiment ribassista dominante sulle componenti cicliche e specialmente su quelle ad elevata esposizione tecnologica e ai rischi derivanti dalle tensioni internazionali.