Elizabeth Holmes e il documentario che la vede attraverso il vetro rigato di un distributore di snack

Il documentario You Can See Everything svela la complessità di Elizabeth Holmes, la falsa profetessa della Silicon Valley.

Elizabeth Holmes, la figura controversa della Silicon Valley, è al centro del documentario You Can See Everything, diretto da Lance Oppenheim e Nathan Fielder. Il film, un fenomeno al box office americano, racconta il declino di una donna che, con Theranos, prometteva di rivoluzionare la diagnosi medica. Il documentario non si limita a esaminare le sue azioni, ma si interroga su chi fosse veramente Elizabeth Holmes: una truffatrice o una visionaria caduta in errore? La risposta non è semplice, e il film la lascia aperta.

Un gioco di parole che non ha capito

Un momento chiave del documentario si verifica quando Fielder le fa notare che, dieci anni prima, il suo slogan – “qualsiasi test diagnostico” – suonava come un’assurdità simile a un sketch di Gianni e Pinotto. Holmes, però, non si scompone. Lei sostiene che la frase fosse tecnicamente vera, fattuale. Il momento segna il passaggio del documentario da una cronaca domestica del declino a un supergiocattolo in cui “nessuno sa cosa significa veramente reale”. Il film si trasforma in un’analisi profonda del concetto di verità e di come essa possa essere distorta.

La vita in carcere e il rapporto con il compagno

A trentaquattro giorni dall’ingresso nel carcere federale femminile FPC, a Bryan, in Texas, Holmes invita Fielder e Oppenheim in un cottage anni Quaranta all’interno di una gated community sulla spiaggia di Del Mar, in California. Il luogo è un simbolo del suo desiderio di “vedere tutto”, ma anche di una fuga dalla realtà. Il documentario mostra il suo rapporto con Billy Evans, erede del gruppo di hotel di lusso Evans Hotels a San Diego. Lei si occupa dei figli, allatta e culla la neonata, e condivide momenti familiari con i genitori. La serie Hulu The Dropout, in cui Amanda Seyfried interpreta Holmes, diventa un riflesso di questa complessità.

La figura di Holmes si sdoppia: è una truffatrice corrotta o una visionaria caduta in errore? Il film non offre una risposta definitiva, ma mette in luce come la sua storia sia un’interrogazione su come le persone vengono percepite e giudicate. Non ha mai incassato né venduto le sue azioni Theranos, e il patrimonio da 4,5 miliardi di dollari esisteva solo sulla carta. Il crollo della società ha azzerato ogni illusione.

Un linguaggio alieno e una fede cieca

Fielder suggerisce un’ipotesi inquietante: Elizabeth Holmes è una donna imbrigliata in un proprio linguaggio alieno, incapace di registrare come le sue parole risuonano nella realtà degli altri. La sua fede cieca nella “trasparenza radicale” trova un appiglio nel commento del compagno: “Lei non sta mentendo; semplicemente pensa in modo diverso”. Holmes è una “vera credente”, e la sua concezione della verità, basata sulla fede, è impermeabile alla ragione. Il documentario si arricchisce con l’entrata in scena di Seyfried e dei produttori di A24, trasformando l’interrogatorio in un rompicapo. Il film, che ha raccolto 64,7 milioni di dollari tra Stati Uniti e Canada, raggiunge una sublimità razionale, un intreccio di bellezza concettuale. Errol Morris, premio Oscar per The Fog of War, ha diretto gli spot di Theranos nel 2015, quando Holmes era sulla copertina di Forbes. L’Interrotron, un girato mai mostrato, oggi vorrebbe essere pubblicato integrale come ritratto di Elizabeth prima della caduta.

Nathan Fielder, con il suo stile unico, ha trovato pane per i suoi denti. E se lui fosse l’unico ad aver capito davvero Elizabeth Holmes, persino più di quanto non riesca a fare Billy? La sua start-up, Haemanthus, ufficialmente “non è Theranos 2.0”, ma nel film lui stesso la chiama così. Il documentario chiude con un gesto di intimità: Elizabeth, fisico scolpito, immerge le dita in una busta di turkey jerky, un guilty pleasure che Nathan ha scovato prima di Billy. In quel gesto di desiderio e conforto c’è lo sguardo di chi ha saputo vedere Elizabeth Holmes attraverso il vetro rigato di un distributore di snack.