Catastrofe umanitaria a Oleshky: il vescovo di Odessa chiede aiuti urgenti per 2mila persone
Il vescovo di Odessa invoca aiuti per la popolazione in isolamento a Oleshky, città occupata dai russi.
La situazione a Oleshky, città ucraina occupata dai russi dal 24 febbraio 2022, si presenta come una catastrofe umanitaria. Il vescovo di Odessa, mons. Stanislav Šyrokoradjuk, ha espresso il bisogno disperato di aiuti per circa 2mila persone che vivono in condizioni di isolamento, fame e mancanza di servizi essenziali. La popolazione, privata di elettricità, riscaldamento e acqua corrente, si trova in una situazione di grande paura e vulnerabilità, con le condizioni che peggioreranno con l’arrivo del freddo. La popolazione vive in una situazione di isolamento totale, con il blocco imposto dai militari che impedisce l’ingresso e l’uscita dalla città.
Emergenza umanitaria e isolamento totale
Dal 24 febbraio 2022, non è più possibile entrare o uscire da Oleshky, a causa dell’occupazione russa e del blocco imposto alla città. La popolazione, costretta a vivere in condizioni di estrema sofferenza, riceve generi alimentari solo attraverso droni, ma questi vengono sequestrati dai militari. La situazione ricorda tragicamente l’Holodomor, la carestia che ha segnato la storia del popolo ucraino. Il vescovo ha sottolineato che la popolazione ha un bisogno disperato di aiuti, soprattutto di generi alimentari, e che è fondamentale che questa emergenza non venga dimenticata.
Le informazioni che riceve il vescovo provengono da alcuni parrocchiani della comunità cattolica di Oleshky e dal sacerdote che si trova lì. Si tratta di notizie molto delicate e riservate, perché la popolazione vive in una situazione di grande paura. La popolazione soffre la fame e vive senza elettricità, riscaldamento e acqua corrente. Con l’arrivo del freddo, le condizioni peggioreranno ulteriormente.
Chiese mobilitate e appello al Papa
Le Chiese si sono mobilitate per cercare di aiutare la popolazione, lanciando appelli alla comunità internazionale e al Papa. Il Santo Padre ha accolto l’appello e la situazione di Oleshky è stata al centro delle telefonate con il presidente russo Vladimir Putin e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il vescovo ha espresso profonda gratitudine per l’attenzione del Papa verso l’Ucraina e per la sua preghiera quotidiana per il Paese.
La pace deve essere giusta, fondata sul rispetto della dignità umana, della libertà e dei diritti del popolo ucraino. Il vescovo ha ricordato che ogni iniziativa di pace rappresenta un segno importante e mantiene viva la speranza. Tuttavia, dobbiamo anche essere realisti: conosciamo la natura dell’aggressore e sappiamo che le radici di questa guerra affondano nelle scelte del Cremlino. Per questo guardiamo a ogni tentativo di mediazione con gratitudine, ma anche con grande cautela.
Vorrebbe rivolgere un appello personale a tutti: l’Ucraina desidera la pace più di ogni altra cosa, perché è il nostro popolo a soffrire maggiormente le conseguenze di questa guerra. Vi chiediamo di pregare per l’Ucraina, per tutte le persone che soffrono a causa della guerra e per coloro che vivono in condizioni di estrema difficoltà, come gli abitanti di Oleshky. Vi chiediamo anche di continuare a sostenerci in ogni modo possibile, sia spiritualmente e moralmente, sia materialmente. Ogni gesto di vicinanza e ogni aiuto concreto ha un valore immenso. A nome del popolo ucraino, desidero esprimere la nostra profonda gratitudine a tutte le persone di buona volontà che ci sono vicine e che non smettono di aiutarci. Grazie per non dimenticare l’Ucraina e per continuare a camminare al nostro fianco nella speranza di una pace vera e giusta.
