Il mondo in ostaggio della Big Tech, sì alla patrimoniale

Paolo Crepet critica il potere delle grandi aziende e propone una tassazione sui patrimoni per ridurre le disuguaglianze.

Paolo Crepet, psichiatra e scrittore, ha espresso preoccupazioni sull’impatto del potere delle grandi aziende tecnologiche e ha sostenuto la tassazione progressiva sui patrimoni sopra i 10 milioni di euro, una proposta avanzata da Gianrico Carofiglio su La Stampa. L’idea, che ha aperto un dibattito, mira a ridurre le disuguaglianze e a contrastare l’ingovernabilità sociale causata dal dominio delle Big Tech. Secondo Crepet, il mondo è in ostaggio di queste aziende, che controllano non solo l’economia ma anche la vita quotidiana dei cittadini.

Le disuguaglianze nascono da fratture sociali

Le diseguaglianze, secondo Crepet, non sono il risultato di un’unica causa ma si sviluppano da numerose, piccole fratture sociali. Queste fratture, spesso invisibili, si accumulano e portano a una crescente povertà e a una perdita di controllo da parte dei cittadini. L’espulsione dei residenti a basso reddito dai centri storici, la sostituzione delle botteghe artigiane con bar alla moda e boutique di lusso, e l’aumento vertiginoso degli affitti sono esempi concreti di come le disuguaglianze si radicano nel tessuto sociale.

Le disuguaglianze si aggravano a causa di un sistema economico che privilegia la convenienza. La gentrificazione, che si osserva in quartieri come Isola o NoLo a Milano, Trastevere o San Lorenzo a Roma, e San Salvario a Torino, è un problema che in Italia si è affrontato fin dagli anni Settanta. Tuttavia, i tentativi di recupero delle aree centrali, come quelli di Pier Luigi Cervellati a Bologna o di Italo Insolera a Lucca, non hanno portato a risultati duraturi. La gentrificazione, spesso inarrestabile, ha portato all’espulsione dei residenti a basso reddito e degli anziani, con conseguenze sociali e culturali profonde.

La tassazione dei patrimoni come strumento di cambiamento

La proposta di Carofiglio di introdurre una tassazione progressiva sui patrimoni sopra i 10 milioni di euro è vista da Crepet come un possibile strumento per evitare conflitti sociali e piazze in rivolta. Tuttavia, l’autore sottolinea che non si tratta di un nuovo Sessantotto né di una lotta di classe, ma di un tentativo di riequilibrare le disuguaglianze. L’idea, pur utile, non è sufficiente a risolvere i complessi problemi del nostro tempo, ma rappresenta un primo passo verso una maggiore equità.

Le Big Tech controllano l’economia e la vita quotidiana dei cittadini. L’uso di servizi digitali, come il pagamento con PayPal o l’acquisto su Amazon, contribuisce a una concentrazione di potere e ricchezza. La domanda che sorge è: possiamo eventualmente privare le persone di questi supporti? La risposta, secondo Crepet, è complessa e richiede un cambiamento radicale nel modo in cui si gestisce l’economia e la società. Le tecnocrazie aumentano le diseguaglianze. Le nostre crescenti povertà dipendono dalle big tech. Che peraltro è impossibile tassare perché hanno la “testa” nei paesi fiscalmente più convenienti. Ma non solo per questo. L’espulsione dei residenti a basso reddito dai centri storici, la sostituzione delle botteghe artigiane con bar alla moda e boutique di lusso, e l’aumento vertiginoso degli affitti sono esempi concreti di come le disuguaglianze si radicano nel tessuto sociale.

Il ruolo delle tecnocrazie e delle grandi aziende digitali è cruciale nel determinare le disuguaglianze. Secondo Crepet, le nostre crescenti povertà dipendono dalle Big Tech, che non possono essere tassate perché hanno la “testa” nei paesi fiscalmente più convenienti. Tuttavia, non è solo per questo che le disuguaglianze si aggravano. L’uso di servizi digitali, come il pagamento con PayPal o l’acquisto su Amazon, contribuisce a una concentrazione di potere e ricchezza. La domanda che sorge è: possiamo eventualmente privare le persone di questi supporti? La risposta, secondo Crepet, è complessa e richiede un cambiamento radicale nel modo in cui si gestisce l’economia e la società.