Lavoro in tre scuole e 200 km al giorno: la realtà di un docente precario

Un docente precario in Piemonte lavora in tre scuole e percorre 200 km al giorno per guadagnare 1.700 euro al mese.

Razvan Hotca, 30 anni, insegnante di Economia alle superiori, vive un’esperienza estenuante: lavora in tre scuole in tre comuni diversi del Piemonte, percorrendo ogni giorno circa 200 chilometri. Il docente precario, che guadagna 1.700 euro netti al mese, si trova in una situazione di estrema tensione, dove il tempo e la distanza diventano ostacoli insormontabili per un lavoro dignitoso. La sua storia racconta una realtà quotidiana, ma anche una sfida sistemica che coinvolge l’intero sistema scolastico.

Un lavoro che non si ferma mai

Il lavoro di Razvan Hotca si svolge in tre comuni della provincia di Torino, distanti tra la mezz’ora e l’ora di viaggio in auto. Ogni giorno, il docente deve spostarsi tra scuole diverse, spesso in orari che lo costringono a partire presto e a tornare tardi. «Già solo l’autostrada Torino-Ivrea costa quasi dieci euro di caselli tra andata e ritorno», spiega. La benzina, in un periodo di prezzi elevati, aggiunge ulteriore stress al suo budget. Il docente, però, non ha scelta: per guadagnare un reddito decente, deve accettare un orario che lo sottopone a un sacrificio quotidiano.

Il docente ha selezionato tre scuole in due comuni diversi, ma il sistema non si adatta alle esigenze reali dei docenti. «Tra algoritmi, graduatorie e punteggi, seleziona quante più scuole possibili per cercare di arrivare al numero massimo di ore per l’insegnamento: 18 a settimana», spiega. La norma, però, viene interpretata in riferimento a ogni singolo “pacchetto” di ore, e non al servizio complessivo. Questo crea un problema: il docente non può partecipare a riunioni o consigli di classe, che sono essenziali per il suo lavoro.

Un labirinto burocratico

La questione è molto tecnica e difficile da seguire per i non addetti ai lavori. Hotca ha chiesto chiarimenti all’Ufficio scolastico territoriale di Torino, ma non ha ricevuto una risposta soddisfacente. «Quelle disponibilità le ha date lui – spiega la dirigente Concetta Parafioriti – Capisco le difficoltà, ma non possiamo aiutarlo adesso». La dirigente chiarisce che il docente ha rispettato la norma, ma il sistema non è ancora perfetto. «Il sistema verrà perfezionato, questo era il primo anno in cui c’erano delle modifiche», dice Parafioriti, che spera in un miglioramento nel tempo.

Nonostante le difficoltà, Hotca è determinato a proseguire. «Sono convinto che ci sia stato un errore», dice, e non esclude di procedere per vie legali. La sua esperienza rappresenta una realtà comune per tanti docenti precari, che si trovano a fare i conti con un sistema che non sembra mai abbastanza flessibile per garantire un lavoro dignitoso. La speranza, però, è sempre presente: «La speranza è questa», conclude Hotca, mentre cerca di trovare un equilibrio tra lavoro, vita personale e futuro. La sua situazione non è quindi sbagliata, perché la regola dei due comuni è rispettata. Tuttavia, il sistema non si adatta alle esigenze reali dei docenti, che spesso devono scegliere tra un lavoro stabile e un reddito sufficiente. Un insegnante che non è presente alle riunioni, ai consigli di classe, che non può fermarsi un minuto in più perché se no non arriva in tempo altrove, è una sconfitta per tutti.