Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi per Bossetti
Corte d’Assise di Bergamo respinge richiesta di nuove analisi per Bossetti, condannato all’ergastolo per omicidio Yara Gambirasio

La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta avanzata dai legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, di eseguire nuove analisi sui reperti dell’omicidio. La decisione, arrivata in appena quattro ore, ha negato l’accesso a ulteriori accertamenti tecnico-scientifici, limitandosi alla visione dei reperti già autorizzata in precedenza. Bossetti, detenuto nel carcere di Bollate, aveva chiesto di analizzare tracce genetiche, tra cui la traccia ’31G20′, ritenuta cruciale per la sua condanna. Gli avvocati della difesa, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, contestavano la metodologia utilizzata per l’estrazione del DNA, ritenuta non completa e potenzialmente inadeguata.
Limiti stabiliti dalla Cassazione
La Corte d’Assise aveva già autorizzato la visione dei reperti, ma non aveva concesso nuove analisi al di fuori dei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024. Gli avvocati della difesa sostenevano che la traccia ’31G20′, di sangue misto di Yara e Bossetti, non fosse stata analizzata in modo completo, con tracce genetiche potenzialmente rilevanti, come il liquido seminale, non esaminati. La difesa ha anche contestato la prova regina dell’omicidio, che ha portato alla condanna all’ergastolo, ritenendo che non fosse stata analizzata in modo esaustivo.
La richiesta di nuove analisi era accompagnata da un’ipotesi di ricorso, già annunciato dagli avvocati. In aula erano presenti la pm Letizia Ruggeri, e gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, legali dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio. Dopo la decisione, i legali della difesa hanno espresso preoccupazione, affermando: “Faremo di tutto perché non diventi un Garlasco 2”. L’omicidio di Yara Gambirasio, avvenuto il 26 novembre 2010, ha visto la tredicenne rapita e uccisa a Brembate Sopra, trovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d’Isola.
La difesa chiede nuove indagini
La difesa sostiene che le analisi non siano state completate e che ci siano elementi non esaminati che potrebbero influire sulla condanna. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che i limiti stabiliti dalla Cassazione non siano stati superati. La richiesta di nuove analisi, quindi, non è stata accettata, anche se i legali della difesa hanno espresso la volontà di proseguire con ricorsi per cercare ulteriori chiarimenti. La Corte ha rifiutato la richiesta di nuove analisi, limitandosi alla visione dei reperti già autorizzata.
La decisione della Corte d’Assise di Bergamo rappresenta un ulteriore passo nella lunga e complessa storia del caso Yara Gambirasio, un caso che ha suscitato grande attenzione e dibattito nel panorama giudiziario italiano. La difesa di Bossetti continuerà a cercare vie legali per rivedere la sua condanna, ma per ora la richiesta di nuove analisi non è stata soddisfatta. La Corte ha ritenuto che i limiti stabiliti dalla Cassazione non siano stati violati, e quindi non ha concesso nuove analisi.
La richiesta di nuove analisi era accompagnata da un’ipotesi di ricorso, già annunciato dagli avvocati. La difesa ha sottolineato l’importanza di ulteriori indagini per chiarire eventuali lacune nella prova regina dell’omicidio. La Corte, però, ha ritenuto che i limiti stabiliti dalla Cassazione non siano stati superati, e quindi non ha concesso nuove analisi. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra i legali della difesa, che hanno espresso la volontà di proseguire con ricorsi per cercare ulteriori chiarimenti.
La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta di nuove analisi, limitandosi alla visione dei reperti già autorizzata. La decisione ha suscitato preoccupazioni tra i legali della difesa, che hanno espresso la volontà di proseguire con ricorsi per cercare ulteriori chiarimenti. La difesa sostiene che ci siano elementi non esaminati che potrebbero influire sulla condanna, ma la Corte ha ritenuto che i limiti stabiliti dalla Cassazione non siano stati violati.
