Raffaele Capperi: bullismo, famiglia e lotta per l’inclusione
Raffaele Capperi racconta la sua esperienza di bullismo per una disabilità e sottolinea l’importanza della famiglia nella prevenzione del bullismo.
Raffaele Capperi, influencer e attivista per l’inclusione, racconta la sua storia di bullismo per una disabilità e sottolinea l’importanza della famiglia nella prevenzione del bullismo. Affetto dalla sindrome di Treacher Collins, una malattia rara che altera lo sviluppo delle ossa e dei tessuti del viso, Raffaele ha vissuto per anni episodi di bullismo, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza. «Mi hanno chiamato mongolo, mostro, sordo», racconta. L’esperienza lo ha spinto a dedicare la sua vita alla sensibilizzazione contro il bullismo, soprattutto in contesti scolastici, dove i ragazzi spesso non sanno come affrontare le differenze.
La lotta contro il bullismo e l’importanza della famiglia
«È decisivo come ti cresce la famiglia», dice Raffaele, sottolineando che il ruolo dei genitori è cruciale nella formazione di una cultura di rispetto e accoglienza. La sua famiglia, in particolare sua madre, ha sempre cercato di farlo sentire parte della comunità, anche se con una condizione diversa. «Mia madre non ha rinunciato a lavorare, anzi ha preso la patente grazie a me per potermi accompagnare alle visite», racconta. Il sostegno dei genitori, però, non è sempre stato sufficiente a proteggerlo da episodi di bullismo, che hanno avuto un impatto profondo sulla sua vita.
La sua esperienza ha spinto Raffaele a condividere la sua storia e a diventare un punto di riferimento per chi vive situazioni simili. Lui stesso ha subito bullismo fin dall’asilo, con episodi che vanno dall’imitazione della sua voce nasale a situazioni di violenza fisica. «A calcio dei ragazzi negli spogliatoi mi hanno urinato addosso», racconta. Queste esperienze lo hanno spinto a condividere la sua storia, iniziando da una pagina sui social, dove ha trovato un’audience che lo ha accolto e supportato.
La testimonianza in classe e il confronto con i giovani
Raffaele oggi va nelle scuole per parlare di diversità e sensibilizzare i ragazzi sul bullismo. «Faccio davvero fatica a capire come possano accadere ancora questi episodi», dice, rimanendo sorpreso dal persistere di comportamenti violenti. Lui stesso ha subito bullismo fin dall’asilo, con episodi che vanno dall’imitazione della sua voce nasale a situazioni di violenza fisica. «A calcio dei ragazzi negli spogliatoi mi hanno urinato addosso», racconta. Queste esperienze lo hanno spinto a condividere la sua storia, iniziando da una pagina sui social, dove ha trovato un’audience che lo ha accolto e supportato.
Raffaele ha trovato nella sua esperienza un senso di missione e un impegno a combattere il bullismo. «Ho sempre fatto fatica ad accettarmi, cercato di nascondermi… e nascondere quelli che prima chiamavo difetti e adesso, invece, vivo come particolarità», dice. La sua testimonianza ha avuto un impatto significativo, tanto da portarlo a essere nominato Cavaliere della Repubblica per il suo impegno contro il bullismo. L’incontro con Papa Francesco, che ha avuto luogo nel 2023, è stato un momento di riflessione e speranza per lui. «Lui mi ha detto di andare avanti con il mio impegno e di insistere con la gentilezza che ti permette di smontare qualsiasi cosa anche la cattiveria», ricorda.
Raffaele Capperi non è solo un testimonial, ma un esempio di come la diversità possa essere una forza di cambiamento. La sua storia, raccontata con sincerità e coraggio, è un invito a tutti a guardare oltre le apparenze e a credere nella forza della famiglia e dell’educazione come strumenti di inclusione. La sua voce, oggi, è un messaggio di speranza per chi si sente diverso e per chi vuole combattere il bullismo.
