Sanità in Abruzzo: il 12,6% dei cittadini ha rinunciato alle cure nel 2024
Sanità in Abruzzo: il 12,6% dei cittadini ha rinunciato alle cure nel 2024, con disavanzi crescenti e criticità nella rete ospedaliera.
Sanità in crisi: il 12,6% degli abruzzesi ha rinunciato alle cure
Nel 2024, il 12,6% degli abruzzesi, quasi 160mila persone, ha rinunciato a visite o esami, un dato allarmante che pone il territorio al secondo posto in Italia per quota di cittadini che rinunciano alle prestazioni sanitarie, dopo la Sardegna. La media nazionale si attesta al 9,9%, ma in Abruzzo la situazione appare drammatica, con un incremento di oltre 43mila persone in più rispetto al 2023. L’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE sottolinea una persistente difficoltà nel garantire un accesso adeguato ai servizi sanitari, con un aumento del disavanzo regionale che ha raggiunto 180,7 milioni di euro al quarto trimestre 2024, quasi 160 milioni in più rispetto al 2018.
La situazione non migliora, anzi peggiora. Il saldo negativo della mobilità sanitaria è cresciuto dal 2018 al 2024, passando da 71,2 milioni a oltre 104 milioni di euro, con un peggioramento del 46,1%. Questo significa che l’Abruzzo continua a registrare un saldo fortemente negativo, con un elevato numero di residenti che devono spostarsi fuori regione per ottenere trattamenti o interventi ad alta complessità. La Regione, però, non ha fornito dati precisi su quanti cittadini siano ancora in attesa e con quali tempi potranno ottenere le prestazioni.
Disavanzi e mancanza di risorse: il problema non è solo nazionale
La spesa sanitaria pubblica italiana nel 2025 si attesta al 6,2% del PIL, contro una media del 7,1% nei Paesi europei dell’area OCSE. Tuttavia, la carenza di risorse nazionali non può diventare l’alibi per coprire le responsabilità regionali. Il finanziamento nazionale del Servizio sanitario è certamente un problema, ma la gestione locale deve garantire una risposta adeguata. Daniele Marinelli e Silvio Paolucci, segretario regionale e capogruppo del Partito Democratico, hanno sottolineato che, nonostante un gettito fiscale sanitario superiore a 113 milioni di euro, la Regione non riesce a riportare stabilmente in equilibrio il sistema, con un disavanzo che continua a ricadere sulle tasche degli abruzzesi.
La rete ospedaliera non è ancora risolta. L’individuazione dei due DEA di secondo livello è stata rinviata a un termine di 36 mesi dal documento tecnico, un ritardo che non sembra risolvere le criticità. Una decisione strategica per l’emergenza-urgenza e l’alta complessità non può essere sostituita da ulteriori rinvii, come ha fatto il presidente Marsilio con tutte le questioni apicali dell’Abruzzo, come evidenziato all’ultimo Consiglio regionale.
La carenza di personale è un problema reale, ma le scelte devono essere motivate, verificabili e sostenibili. La Regione deve rendere noto quali ASL abbiano sottoscritto questi contratti, per quali professionalità, con quali operatori e a quali costi. La spesa elevata non è accompagnata da risultati chiaramente leggibili per i cittadini. Case e Ospedali di Comunità devono funzionare con personale adeguato, orari certi, continuità assistenziale e reale presa in carico. I dati richiamati sulla rimodulazione dei finanziamenti e sui definanziamenti, che supererebbero i 13,6 milioni di euro, richiedono un chiarimento puntuale. La Regione deve rendere noto quali strutture siano effettivamente operative, con quali professionisti e per quante ore al giorno. Una struttura realizzata o rendicontata non equivale automaticamente a un servizio pienamente funzionante.
Dopo l’uscita dal commissariamento nel 2016, a distanza di dieci anni l’Abruzzo è ancora in Piano di rientro. Non solo non si è avuto il coraggio di chiedere l’uscita dal Piano, ma oggi, alla luce dei disavanzi, torna persino lo spettro di un nuovo commissariamento. Se ci troviamo nuovamente davanti a disavanzi pesanti, pressione fiscale, mobilità passiva e rinuncia alle cure, è evidente che il risanamento non può considerarsi compiuto. La stessa analisi di GIMBE sui Piani di rientro richiama la necessità di affiancare al controllo dei conti una reale riorganizzazione dell’assistenza.
