Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte dice no
Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte d’Assise di Bergamo respinge la richiesta.

La difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha chiesto una nuova perizia DNA per rianalizzare i reperti del caso, ma la Corte d’Assise di Bergamo ha respinto la richiesta, alimentando il dibattito su possibili errori giudiziari. L’istanza presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini mirava a verificare se la corrispondenza tra il profilo genetico di Ignoto 1 e il DNA di Bossetti fosse davvero certa. La decisione, resa pubblica il 8 ottobre 2026, ha ritenuto che la domanda mancasse di specificità e di novità, e che le prove richieste fossero già state approfondite nel corso del processo.
La difesa chiede chiarimenti su un caso “Garlasco 2”
Nel frattempo, il figlio di Bossetti, Nicolas, ha ribadito la sua convinzione che il padre non sia colpevole, definendo la vicenda “un Garlasco 2” e sostenendo che “non si è mai visto un caso con così tanti errori”. L’affermazione ha suscitato reazioni tra i familiari della vittima, che hanno confermato la loro determinazione a evitare che si verifichi una situazione simile a quella del caso di Garlasco, in cui un uomo fu condannato per omicidio e successivamente assolto. Gli avvocati della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta e Enrico Pelillo, hanno espresso preoccupazione per la mancanza di trasparenza e hanno sottolineato la necessità di chiarire i dettagli del caso.
La Corte ha respinto la richiesta, ritenendo mancante di novità e specificità. I giudici hanno sottolineato che le prove richieste erano già state oggetto di approfondimento nel corso del processo e che una eventuale rivalutazione non avrebbe potuto modificare il quadro complessivo che ha portato alla condanna. La difesa, però, non ha intenzione di abbandonare la battaglia legale.
Dettagli tecnici sul profilo genetico
Secondo il documento giudiziario, il profilo di Ignoto 1 non è stato estratto unicamente dalla traccia 31G20, che corrisponde al sangue presente sugli slip di Yara. Sono stati effettuati cinquantadue prelievi sugli slip, dei quali sedici hanno restituito il profilo di Bossetti. Inoltre, sui leggings sono state effettuate dodici campionature, di cui due hanno prodotto la traccia di Ignoto 1. Il tribunale ha ritenuto che non vi fosse alcun dubbio sulla presenza del DNA di Bossetti sull’indumento intimo della vittima e che il presunto campione di liquido seminale sul giubbotto non fosse stato attribuito al condannato, motivo per cui la difesa non poteva più avanzare richieste in merito.
La decisione ha suscitato reazioni forti tra i legali della difesa. L’avvocato Massimo Salvagni ha definito la decisione un “muro impenetrabile” che nasconde qualcosa e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso alla Cassazione e di sollevare la questione alla Procura competente. “Faremo sicuramente ricorso, perché non accetteremo che la verità resti sepolta”, ha dichiarato. Mentre Massimo Bossetti, presente in collegamento dal carcere di Bollate, ha osservato in silenzio la decisione, il figlio Nicolas ha ribadito la sua convinzione che il padre non sia colpevole, aggiungendo: “Se avessimo la possibilità di analizzare quel ‘santo’ DNA, i risultati sarebbero diversi”.
La vicenda rimane al centro del dibattito pubblico, con la comunità che attende eventuali sviluppi che possano chiarire ulteriormente i dettagli del caso. La difesa di Bossetti continuerà a seguire le procedure legali per cercare di ottenere nuove prove, mentre la famiglia Gambirasio rimane determinata a garantire la verità e a evitare che si verifichi una situazione simile a quella di Garlasco.
La decisione della Corte d’Assise ha rafforzato le posizioni di chi sostiene che il caso possa essere stato gestito in modo impreciso, ma non ha fermato la volontà di chi cerca di chiarire i dettagli. La comunità attende con attenzione eventuali sviluppi che possano portare a nuove verità.
