Andrea Sempio e la difesa: il Dna sulle unghie non prova l’aggressione, rifiuta interrogatorio

Difesa di Andrea Sempio: il Dna sulle unghie di Chiara non prova l’aggressione, rifiuta interrogatorio

Andrea Sempio e la difesa: il Dna sulle unghie non prova l'aggressione, rifiuta interrogatorio
Andrea Sempio e la difesa: il Dna sulle unghie non prova l’aggressione, rifiuta…

Andrea Sempio, accusato dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, ha rifiutato di farsi interrogare e la sua difesa ha sottolineato che il Dna trovato sulle unghie della vittima non prova l’aggressione. La consulenza genetica depositata in Procura a Pavia ha chiarito che il materiale subungueale non è sufficiente a dimostrare un contatto aggressivo diretto con l’indagato. La difesa, attraverso i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ha anche sottolineato che i soliloqui del 38enne, considerati da parte dei pm come prove di interrogatorio, sono frutto di una strategia difensiva volta a simulare contestazioni ipotetiche.

Il Dna non è prova sufficiente

La consulente genetica Marina Baldi ha spiegato che il Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi non è identificabile e non può essere considerato prova di un contatto aggressivo diretto. Secondo la relazione tecnica, anche se si ritenesse una compatibilità tra il profilo genetico e Sempio, «tale dato non prova che egli abbia avuto un contatto aggressivo con la vittima, né che sia stato graffiato nel corso dell’azione omicidiaria». La traccia genetica, inoltre, non ha valore individualizzante paragonabile a un profilo autosomico completo e deve essere interpretata con prudenza, in considerazione della presenza di contributi multipli.

Le ipotesi alternative non sono escluse

La difesa ha anche sottolineato che rimangono aperte ipotesi alternative come il Dna di fondo, il trasferimento secondario o la contaminazione dei reperti. «In assenza di un profilo completo, singolo, quantitativamente significativo, riproducibile e coerente con la dinamica di un graffiamento aggressivo, il dato genetico subungueale deve essere considerato un elemento fragile, parziale e non individualizzante», ha precisato Baldi. La presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito su un altro dito della vittima ha ulteriore rilevanza, dimostrando che il materiale subungueale non è geneticamente univoco.

La difesa ha inoltre sottolineato che i soliloqui di Sempio, considerati da parte dei pm come prove di interrogatorio, sono frutto di una strategia difensiva volta a simulare contestazioni ipotetiche. «Frequentemente simula contestazioni che ritiene gli possano essere mosse, le formula ad alta voce e fornisce le proprie ipotetiche risposte», hanno scritto i difensori. Massimo Lovati, ex legale di Sempio, ha risposto a una domanda dei cronisti in Tribunale a Milano, sottolineando che «ognuno pensa quello che vuole, altrimenti andiamo tutti in galera».

Andrea Sempio aveva tempo fino a oggi, 26 maggio, per decidere se farsi interrogare, ma ha rifiutato. La difesa ha anche anticipato che «più avanti svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2017», ma non ha fornito dettagli specifici. La situazione rimane in attesa di ulteriori sviluppi, con la prossima fase del processo che potrebbe chiarire ulteriormente le accuse e le difese. La difesa continua a sottolineare che il Dna non è prova sufficiente e che i soliloqui non sono diretti a dimostrare colpevolezza, ma a simulare contestazioni ipotetiche.