Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»

HBO Max presenta una docuserie su Saman Abbas, una diciottenne che perse la vita in un conflitto familiare.

Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»
Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»

Saman Abbas, diciottenne di origine pachistana, viveva a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, con la famiglia. La sua storia, drammatica e controversa, è al centro di una nuova docuserie HBO Original, “Saman – La verità nascosta”, che cerca di ricostruire il caso attraverso la sua voce e le testimonianze di chi la conosceva. La ragazza, che aveva scelto per sé il nome “Italian Girl” sui social, aveva rifiutato un matrimonio organizzato e aveva una relazione con un altro ragazzo. La sua volontà di decidere autonomamente della propria vita ha creato una frattura familiare, che si è trasformata in un dramma tragico.

La voce di Saman e il conflitto familiare

La docuserie, prodotta da Aurora TV, si basa su materiali originali, tra cui gli audio della diciottenne recuperati attraverso un lavoro di ricostruzione documentaria. Questi audio, insieme alle parole del fratello Haider, testimoniano il conflitto tra i desideri di Saman e le aspettative della famiglia. La giustizia italiana ha ricostruito l’omicidio come un delitto premeditato all’interno del nucleo familiare, con i giudici che hanno sottolineato come il desiderio di autonomia della ragazza fosse visto come incompatibile con i valori della famiglia.

«Non sono una ragazza sbagliata», dice Saman nei suoi audio, un’espressione che diventa il cuore del racconto. La sua voce, pur non essendo mai stata udità in vita sua, è il punto di partenza per una narrazione che cerca di restituire la sua identità e le sue scelte. La docuserie non si limita a ripercorrere i fatti, ma cerca di dare voce a una ragazza che aveva desiderato di poter decidere della propria vita.

La scomparsa e la ricerca del corpo

La notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021, Saman scompare. Le telecamere dell’azienda agricola dove lavorava il padre registrano alcuni dei suoi ultimi movimenti. Per 566 giorni, di lei non c’è traccia. Le ricerche si concentrano nelle campagne di Novellara, fino alla svolta: lo zio Danish Hasnain conduce gli investigatori nel luogo in cui il corpo è stato nascosto. I resti della diciottenne vengono trovati a circa due metri di profondità nei pressi di un casolare abbandonato.

La serie torna su quei luoghi e su quella lunga assenza, ma cerca di evitare che la storia di Saman coincida soltanto con la ricerca del suo corpo. Il racconto del fratello Haider, che ha avuto un ruolo centrale nella vicenda processuale, aggiunge una dimensione privata al racconto giudiziario. La Corte d’assise d’appello di Bologna ha ritenuto credibile il racconto del giovane e lo ha considerato estraneo alla preparazione e all’esecuzione del delitto.

La sua voce è il cuore della docuserie. Nonostante la sua scomparsa, Saman non è mai stata completamente dimenticata. La sua voce, recuperata attraverso un lavoro di ricostruzione documentaria, permette di ricostruire il suo desiderio di autonomia e di comprendere il conflitto che ha portato al dramma. La docuserie non si limita a raccontare un caso di cronaca, ma cerca di restituire una voce, una storia e una identità a una ragazza che aveva desiderato di poter decidere della propria vita.