Saman Abbas e Alì: il coraggio di dire no e di raccontare la verità
Saman Abbas e Alì raccontano il coraggio di dire no e di raccontare la verità.

Saman Abbas e Alì: due vite che si intrecciano in un racconto di coraggio, libertà e verità. Saman, diciott’anni, nata in Pakistan e vissuta in Italia con la famiglia, si oppose al matrimonio che i parenti volevano imporle con un cugino in Pakistan. Aveva un ragazzo che amava e voleva scegliere da sola la propria vita. Il suo no fu un atto di coraggio. Fu uccisa per quel no. Alì, suo fratello minore, sedici anni, dopo aver visto la violenza e aver avuto paura, trovò la forza di raccontare ciò che sapeva. Il suo coraggio fu un atto di verità.
Un no che ha cambiato la vita
Saman aveva chiesto aiuto, era stata in una comunità protetta per minori, aveva provato ad andarsene. Il suo no fu un atto di coraggio. Fu uccisa per quel no. A ucciderla sono state le persone che hanno deciso che la sua libertà fosse un’offesa da punire. La sua morte fu nascosta per un anno e mezzo. Il corpo fu trovato nel novembre 2022, sepolto nei pressi di un casolare abbandonato. La sua voce restituisce a questa storia anche il peso di chi è rimasto vivo.
Alì, il fratello che ha detto la verità
Alì, sedici anni, vide lo zio prenderla per il collo e portarla verso le serre. Non uscì a fermarlo: aveva paura di essere ucciso. Poi, dopo mesi di silenzio, decise di parlare. Indicò i suoi familiari davanti agli investigatori e ai giudici, sapendo che avrebbe perso anche la famiglia. Il suo gesto fu enorme. Fu un atto di coraggio. Alì oggi dice di essere orgoglioso di sua sorella.
La sentenza della Cassazione, del 15 luglio 2026, ha reso definitive le condanne per l’omicidio: ergastolo per il padre Shabbar Abbas, la madre Nazia Shaheen e i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq; ventidue anni di carcere per lo zio Danish Hasnain. Per i giudici, Saman fu uccisa dopo essersi ribellata alle imposizioni familiari. Ma mentre la sorella cercava una vita scelta da lei, Alì dovette scegliere se tacere per paura o raccontare la verità su chi li aveva cresciuti.
La domanda che dobbiamo farci è un’altra. Saman era stata ascoltata, ma era stata protetta fino in fondo? Gli autori della nuova docuserie parlano di un ultimo passo mancato, personale o collettivo. È una domanda per tutti: cosa succede dopo che una ragazza trova la forza di raccontare la paura? Chi resta accanto a lei quando deve tornare a casa per prendere i documenti? Ogni volta che raccontiamo una storia come questa, qualcuno cerca il gesto che la vittima avrebbe dovuto fare prima, o quello che un testimone avrebbe dovuto fare al posto suo.
Saman aveva fatto il possibile per vivere. Alì ha fatto il possibile per dire la verità. Guardiamo alle scelte di chi ha esercitato la violenza e alla protezione che sappiamo garantire a chi la denuncia. Hanno avuto coraggio in momenti diversi, davanti alla stessa violenza. Lei ha detto no. Lui ha detto la verità. Ora tocca a noi ascoltarli senza chiedere a due ragazzi di portare anche il peso delle colpe degli adulti.
