Lo scontro scientifico-legale tra avvocati e periti si ripete a Garlasco dopo vent’anni da Cogne
Lo scontro tra avvocati, periti e querele si ripete a Garlasco dopo vent’anni da Cogne.

Due vent’anni dopo l’episodio di Cogne, a Garlasco si ripete un pattern giudiziario e mediatico simile, con scontri tra avvocati, periti e querele incrociate. Il caso dell’Impronta 33, una traccia palmare rinvenuta nella villetta dei Poggi, ha riaperto le indagini e ha portato a una forte tensione tra i consulenti tecnici, i legali e la Procura di Pavia. La dinamica, seppur con protagonisti diversi, risulta molto simile a quella del 2004, quando l’avvocato Carlo Taormina si scontrò con il Generale Luciano Garofano per presunti errori scientifici.
Lo scontro tra avvocati e periti a Cogne
Nel 2004, durante le indagini sul delitto di Cogne, l’avvocato Carlo Taormina, difensore di Annamaria Franzoni, si oppose al Generale Luciano Garofano, allora comandante del RIS di Parma. Taormina denunciò e querelò Garofano e i suoi uomini, accusandoli di aver manipolato o sbagliato i rilievi scientifici nella villetta, in particolare sulla disposizione delle tracce di sangue. Da quegli scontri nacque un’indagine parallela sulla gestione delle consulenze, che ha avuto ripercussioni significative nel settore forense.
La riapertura delle indagini a Garlasco
Il caso si è parzialmente ripetuto a Garlasco con la riapertura delle indagini (inchiesta-bis) della Procura di Pavia, focalizzata sulla figura di Andrea Sempio, la cui posizione era stata archiviata anni fa. Al centro del dibattito è l’Impronta 33, una traccia palmare rinvenuta sulla parete delle scale della villetta dei Poggi. Il Generale Garofano, ora consulente della difesa di Sempio, ha sostenuto che l’attribuzione dell’impronta a Sempio fosse un “errore del software automatico” dei consulenti della Procura e che la traccia non contenesse sangue.
Le tensioni sono cresciute a causa dei dibattiti televisivi e della diffusione di intercettazioni, che hanno portato a un nuovo valzer di tutele legali. Garofano ha intrapreso azioni legali e querele per diffamazione a seguito di scontri mediatici. Tra la fine del 2025 e i recenti sviluppi, Garofano si è dimesso dall’incarico di consulente per Sempio a causa di forti divergenze strategiche e tecniche con i legali della difesa proprio sulla gestione dell’Impronta 33.
La dinamica mediatica e giudiziaria odierna ricorda molto da vicino il passato. Ieri, a Cogne, Taormina attaccava i RIS e Garofano per presunti errori scientifici sulle tracce di sangue nella camera da letto. Oggi, a Garlasco, c’è una fortissima spaccatura scientifico-legale. Proprio in questi giorni la Procura ha convocato nuovamente Garofano per chiarire i rilievi effettuati nel 2007. Al contempo, i consulenti e gli avvocati si scontrano duramente sul fatto che l’impronta 33 contenga o meno tracce ematiche e se i RIS dell’epoca abbiano sbagliato o tralasciato qualcosa.
I protagonisti cambiano ruolo, ma il pattern non si è modificato. Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, osserva che i protagonisti cambiano ruolo (da accusatori a consulenti di parte), ma il cortocircuito tra perizie scientifiche contrapposte, querele incrociate e processi paralleli in TV è esattamente lo stesso schema visto vent’anni fa a Cogne.
- Lo scontro tra avvocati e periti si ripete a Garlasco dopo vent’anni da Cogne.
- La Procura di Pavia ha riaperto l’inchiesta su Andrea Sempio e l’Impronta 33.
- Garofano, ex comandante del RIS, è diventato consulente della difesa di Sempio.
- Le querele e i dibattiti televisivi hanno alimentato tensioni legali.
- La dinamica è simile a quella del 2004, con scontri tra consulenti e avvocati.
