120 chef internazionali scelgono di togliere il salmone dagli menu per combattere gli allevamenti intensivi

120 chef internazionali, tra cui Massimo Bottura e Angela Hartnett, scelgono di togliere il salmone dagli menu per combattere gli allevamenti intensivi.

120 chef internazionali, tra cui Massimo Bottura e Angela Hartnett, hanno deciso di togliere il salmone dagli menu per protestare contro gli allevamenti intensivi in mare aperto. L’iniziativa, promossa da Off The Table, una coalizione internazionale coordinata da WildFish, mira a sensibilizzare consumatori e professionisti della ristorazione sulle criticità legate alla produzione di salmone in acquacoltura. La campagna ha come obiettivo convincere ristoratori e chef a rinunciare al salmone proveniente da allevamenti intensivi, aumentando l’attenzione pubblica sulle conseguenze ambientali e sul benessere animale legate a questo modello produttivo.

Allevamenti intensivi e impatto sugli ecosistemi

Secondo la coalizione, la grande disponibilità di salmone che caratterizza supermercati e ristoranti nasconde un sistema di produzione con diverse criticità. I salmoni vengono allevati in grandi gabbie marine con densità elevate, una situazione che può favorire stress, malattie e diffusione di parassiti. Particolare attenzione viene riservata ai pidocchi di mare, piccoli parassiti che possono proliferare negli allevamenti e rappresentare un rischio anche per salmoni e trote selvatiche che attraversano le stesse zone.

La riduzione del 70% delle popolazioni selvatiche di salmone atlantico nei fiumi scozzesi dal 2000 è un dato preoccupante.

Off The Table ha anche richiamato l’attenzione sul declino delle popolazioni selvatiche di salmone atlantico. Secondo i dati riportati, dal 2000 il numero di salmoni presenti nei fiumi scozzesi sarebbe diminuito di circa il 70%. La coalizione indica l’acquacoltura intensiva tra i fattori che possono contribuire alle pressioni esercitate sulle popolazioni selvatiche, insieme ad altre minacce ambientali.

La filiera e le risorse utilizzate

La campagna ha anche sottolineato la quantità di rifiuti organici generati dagli allevamenti e la necessità di utilizzare risorse alimentari per nutrire milioni di salmoni. Una parte dei mangimi può derivare da pesci selvatici trasformati in farina e olio di pesce. Per gli ambientalisti, questo aspetto rende necessario valutare l’impatto dell’intera filiera, e non soltanto quello delle strutture di allevamento. La Scozia rappresenta uno dei principali centri europei dell’allevamento del salmone atlantico. Secondo i dati citati, nel 2021 la produzione scozzese ha superato le 205 mila tonnellate. Off The Table ha anche richiamato l’attenzione sulle prospettive di crescita del settore e sulle conseguenze che un ulteriore aumento della produzione potrebbe determinare sugli ecosistemi marini.

Il messaggio è rivolto direttamente anche agli altri professionisti della ristorazione: le scelte effettuate nella costruzione di un menu possono contribuire a modificare le richieste dei consumatori e, di conseguenza, quelle rivolte ai produttori. Gli chef aderenti alla campagna si impegnano quindi a non servire salmone proveniente dagli allevamenti intensivi in mare aperto finché, secondo quanto affermano, il settore non sarà in grado di operare evitando i danni contestati agli animali selvatici e agli ecosistemi. La mobilitazione degli oltre 120 chef porta il tema del benessere dei pesci al centro della ristorazione internazionale, ricordando che anche gli animali acquatici e gli ecosistemi da cui dipendono devono essere considerati quando si parla di produzione alimentare e sostenibilità.