Ciontoli condannato a 5 anni per omicidio colposo, sentenza appello riduce pena

Giudici di appello riducono condanna a Ciontoli per omicidio colposo, condanna a 5 anni.

Ciontoli condannato a 5 anni per omicidio colposo, sentenza appello riduce pena
Ciontoli condannato a 5 anni per omicidio colposo, sentenza appello riduce pena

Antonio Ciontoli, padre di una famiglia condannata per omicidio colposo, ha visto ridotta la sua condanna da 14 anni a 5 anni di reclusione, in seguito a una sentenza della Corte d’assise d’appello di Roma. L’uomo, accusato di aver causato la morte di Marco Vannini il 18 maggio 2015 a Ladispoli, è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo, non volontario. La sentenza, motivata con la frase “Ciontoli sparò colposamente. Condotta non muta la natura del reato”, ha sottolineato che la gravità del comportamento non ha trasformato un atto colposo in un reato doloso.

Secondo la ricostruzione dell’epoca, Marco Vannini si trovava in casa della sua fidanzata intento a farsi un bagno quando è entrato Antonio Ciontoli per prendere un’arma da una scarpiera. Il colpo esploso ha ferito gravemente il ragazzo, che è poi morto a causa di un ritardo nei soccorsi. L’accusa ha sostenuto che Ciontoli aveva evitato di attivare immediati soccorsi per evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo. I giudici hanno però sottolineato che la condotta di Ciontoli, pur estremamente riprovevole, non ha modificato la natura del reato.

La condanna e il principio del favor rei

La sentenza di primo grado aveva condannato Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario, mentre i familiari, compresi i figli e la moglie, erano stati condannati a tre anni per omicidio colposo. In appello, la condanna del capofamiglia è stata ridotta a 5 anni, ma confermata per i familiari. I giudici hanno sottolineato che, nel rispetto del principio del favor rei, la condotta di Ciontoli va qualificata come sorretta da colpa cosciente, ma non sufficientemente certa per considerarla dolosa.

La corte ha ritenuto che la gravità del fatto e l’assenza di resipiscenza abbiano giustificato la massima pena stabilita per l’omicidio colposo.

Per i familiari di Ciontoli, invece, la sentenza è rimasta confermata. I giudici hanno osservato che non avevano piena conoscenza delle circostanze e non avevano dimostrato di comprendere la natura del colpo esploso. La corte ha ritenuto che non fosse sufficientemente certo che essi si siano rappresentati con la lucidità del padre la possibilità dell’evento mortale.

Le dichiarazioni e le motivazioni dei giudici

Secondo le motivazioni della sentenza, Ciontoli ha mentito nel tentativo di ridurre la portata di responsabilità. Il giudice di primo grado aveva cercato di giustificare il dolo attribuendo a Ciontoli un comportamento lucido nel mendacio e nel ritardo dei soccorsi. I giudici di appello hanno però sottolineato che, se fosse stato consapevole dell’evento mortale, le richieste di soccorso sarebbero state prive di senso.

La sentenza ha quindi confermato che la condotta di Ciontoli, pur grave, non ha trasformato un atto colposo in un reato doloso.

La famiglia Ciontoli è stata condannata per omicidio colposo, con la condanna del capofamiglia ridotta a 5 anni. La corte ha riconosciuto la gravità del fatto ma non la dolosità, sottolineando che la condotta di Ciontoli, pur estremamente riprovevole, non ha modificato la natura del reato.