Ergastolo confermato per Impagnatiello, esclusa la premeditazione nel femminicidio di Giulia Tramontano
Sentenza d’appello conferma ergastolo per Impagnatiello nel femminicidio di Giulia Tramontano, esclusa la premeditazione.

La sentenza d’appello del processo per il femminicidio di Giulia Tramontano ha confermato l’ergastolo per Alessandro Impagnatiello, l’ex barman accusato di aver ucciso la sua compagna incinta al settimo mese. La premeditazione, tuttavia, è stata esclusa. L’omicidio, avvenuto il 27 maggio 2023 a Senago (Milano), è stato riconosciuto come un atto crudele, ma non premeditato. La decisione è arrivata dopo un processo d’appello che si è svolto in una sola giornata, confermando la condanna in primo grado del 25 novembre 2024.
La difesa sostiene che l’omicidio non fosse premeditato
Secondo i legali di Impagnatiello, l’omicidio non è stato pianificato con intenzione di uccidere Giulia Tramontano, ma è avvenuto in modo impulsivo. I difensori hanno sottolineato che l’uomo ha acquistato benzina e un carrello per eliminare e trasportare il corpo solo dopo l’atto, e che il veleno per topi, somministrato nei mesi precedenti, era inteso per provocare un aborto, non la morte. La difesa ha anche chiesto di escludere l’aggravante della crudeltà e di riconoscere le attenuanti generiche, in quanto l’imputato ha immediatamente espresso pentimento e scuse alla famiglia della vittima.
La difesa ha sottolineato che l’omicidio non era premeditato, ma una condotta grossolana e maldestra.
La procura, invece, ha sottolineato che l’omicidio è stato commesso con ferocia e premeditazione, e che l’uomo ha mentito per tutta la durata delle indagini, cercando di sviare l’attenzione. La sentenza d’appello ha confermato l’ergastolo, ma ha escluso la premeditazione, lasciando aperto il dibattito su come la giustizia possa rispondere a un atto così grave.
Le dichiarazioni dei familiari e la reazione della sorella
I familiari di Giulia Tramontano hanno espresso dolore e tristezza per la perdita della loro cara. Il padre ha scritto su Instagram: «Vivrai in eterno nei cuori di chi ti ha sinceramente amata. Ai quali hai donato la tua infinita dolcezza, gentilezza e bellezza». La madre ha scritto «5 per sempre» accompagnando la frase con una foto della famiglia. La sorella Chiara, invece, ha espresso disapprovazione per la pubblicazione di foto che mostra la vittima abbracciata al suo assassino, definendola «violenza» e «mancanza di rispetto».
La sorella ha definito la pubblicazione di foto come una mancanza di rispetto verso la vittima e la sua memoria.
La difesa ha inoltre chiesto l’accesso a un programma di giustizia riparativa, un tema che ha suscitato dibattito tra i legali e la procura. La sorella ha anche scritto: «Continuare a pubblicare la foto di una donna abbracciata al suo assassino non è informazione: è violenza. È una mancanza di rispetto verso la vittima, la sua memoria, la sua dignità». La reazione ha suscitato dibattito su come la memoria delle vittime di femminicidio debba essere onorata.
La sentenza d’appello ha confermato l’ergastolo per Impagnatiello, ma ha escluso la premeditazione, lasciando aperto il dibattito su come la giustizia possa rispondere a un atto così grave. La difesa ha sottolineato che l’uomo non è crudele, ma è stato travolto dal suo castello di bugie. La procura, invece, ha sottolineato che l’omicidio è stato commesso con ferocia e premeditazione, e che l’uomo ha mentito per tutta la durata delle indagini, cercando di sviare l’attenzione.
