Indagine su medici e certificati Cpr, tensione nel centrodestra: verso la Consulta per l’acquisizione delle chat della deputata Ghirra
Tensione nel centrodestra per l’acquisizione delle chat della deputata Ghirra nell’indagine sui certificati Cpr.
La tensione nel centrodestra si fa sentire dopo l’acquisizione delle chat della deputata Avs Francesca Ghirra nell’indagine sui certificati “anti-Cpr”, un tema che ha suscitato dibattito e polemiche tra magistrati e parlamentari. La vicenda, che riguarda l’inchiesta sui medici sospettati di falsificare certificati per evitare la detenzione in centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ha portato a un cortocircuito tra la magistratura e i deputati della maggioranza della Giunta per le autorizzazioni. La Corte costituzionale, in precedenti sentenze, ha stabilito che l’acquisizione di chat senza autorizzazione del Parlamento costituisce un grave illecito, come nel caso delle conversazioni di Matteo Renzi nell’inchiesta sulla Fondazione Open.
Indagine sui certificati Cpr e tensioni politiche
L’inchiesta, che vede coinvolti medici in tutta Italia, è un tema cruciale per il governo e in particolare per il Viminale, che ha messo in campo il Servizio centrale operativo della polizia (Sco) per indagare su possibili falsificazioni di certificati. L’obiettivo è riempire i Cpr, ma la gestione di questi centri, spesso gestiti in modo privato, ha suscitato critiche per le condizioni dei reclusi e la mancanza di accordi con i Paesi d’origine per il rimpatrio. La Procura di Ravenna, che ha acquisito le chat di Ghirra e della senatrice Ilaria Cucchi, ha riferito che le conversazioni non sono state utilizzate, ma sono state “sigillate” per motivi di garanzie costituzionali.
La posizione della deputata Ghirra e della Camera
La deputata Ghirra ha scritto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per denunciare l’illecito nell’acquisizione delle chat senza autorizzazione. Secondo Ghirra, le conversazioni riguardano le attività ispettive delle parlamentari nei Cpr e non dovrebbero essere considerate come contenenti informazioni riservate. La relatrice della questione sarà Antonella Forattini del Pd, mentre Enrico Costa, membro della Giunta per Forza Italia, ha espresso la sua protezione per le due parlamentari dell’opposizione, sottolineando che non possono esserci distinzioni politiche quando si tratta di principi fondamentali.
La Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio dovrà occuparsi del caso, che potrebbe arrivare domani 1° ottobre. Intanto, il Consiglio superiore della magistratura esaminerà la richiesta di una pratica “a tutela” per la pm Angela Scorza, che ha ricevuto critiche da parte di alcuni magistrati di centrodestra e della corrente Magistratura indipendente. Questi ultimi hanno accusato i magistrati di una “caccia alle streghe” e di criminalizzare l’atto medico, con metodi che ricordano quelli del passato.
La situazione rimane in sospeso, con la Procura di Ravenna che si è chiusa nel silenzio, senza smentire le dichiarazioni dell’Ansa né quelle del dottor Nicola Cocco, unico medico indagato. La questione potrebbe diventare un caso di grande rilevanza per la magistratura e per la politica, con conseguenze che potrebbero coinvolgere non solo i magistrati, ma anche i partiti e le istituzioni. La vicenda, in ogni caso, rimane un esempio di come le inchieste su temi sensibili possano generare tensioni e dibattiti anche al di fuori dei processi giudiziari.
