Massimo Bossetti, la vita in carcere dopo l’omicidio di Yara Gambirasio
Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, racconta la sua vita in carcere e le prove che lo hanno portato alla condanna.

Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, vive oggi in carcere a Bollate, alle porte di Milano. Dopo la condanna all’ergastolo confermata dalla Cassazione nel 2018, l’ex muratore di Mapello ha iniziato un percorso lavorativo interno e oggi è impiegato in un’area industriale metalmeccanica legata al progetto 2121. In carcere, continua a dichiararsi innocente e a chiedere la revisione del processo, ma finora le sue richieste sono state sempre respinte. A Belve Crime, il programma di Rai2, Bossetti torna sotto i riflettori per raccontare la sua vita in carcere e le prove che lo hanno portato alla condanna.
Il lavoro in carcere e i riconoscimenti culinari
Massimo Bossetti, detenuto nel carcere di Bollate, ha iniziato un percorso lavorativo interno che lo ha visto impegnato in un’area industriale metalmeccanica. Nel 2024, in un’intervista a Telelombardia, ha descritto con orgoglio la sua attività: “Mi occupo dello sviluppo di componenti in alluminio e lamiera per coibentazioni termoacustiche”, ha raccontato, specificando di aver progettato e ristrutturato interamente lo spazio di lavoro. Oltre al lavoro, ha anche partecipato al concorso culinario Cuochi Dentro, ricevendo un riconoscimento per la ricetta “Portafoglio farcito full optional”. Ha spiegato: “Ogni volta che cucino penso a tutto quello che ho perso. Ma resta nel mio cuore”.
Le sue attività in carcere non sono solo un modo per occupare il tempo, ma anche un tentativo di riconciliarsi con la sua vita. Bossetti ha anche partecipato a un concorso culinario, dimostrando una passione per la cucina che sembra essere un modo per trovare un senso al dolore e alla sofferenza.
Le prove che lo hanno condannato
La condanna di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio si basa su diverse prove. Il collegamento con la scena del crimine fu stabilito grazie a una traccia di DNA maschile isolata sui leggings della ragazza. Il profilo genetico, inizialmente anonimo e ribattezzato “Ignoto 1”, divenne il fulcro di un’indagine genetica su scala nazionale. La svolta arrivò grazie a una mappatura genealogica: partendo dal DNA parzialmente compatibile di Damiano Guerinoni, si risalì a suo padre, Giuseppe Guerinoni, ex autista di pullman morto nel 1999. La madre di Bossetti, Ester Arzuffi, fu identificata attraverso un gigantesco screening su oltre 20.000 donne. Le analisi dimostrarono che Massimo Bossetti era figlio biologico di Guerinoni e che il suo profilo genetico coincideva perfettamente con quello di Ignoto 1. Confrontato il suo DNA con la traccia su Yara, il match fu totale.
Le prove genetiche furono decisive, ma non furono l’unica componente del caso. Gli inquirenti misero insieme altri tasselli che inchiodarono Bossetti: fibre compatibili con il furgone usato da Bossetti furono trovate sui vestiti di Yara. Il suo cellulare agganciò celle telefoniche nella zona di Brembate Sopra proprio nel giorno della scomparsa. Fornì un alibi falso, sostenendo di essere a casa, versione poi smentita.
Secondo gli investigatori, conosceva Yara solo di vista, avendola incrociata vicino alla palestra. Non ci fu mai alcun legame diretto o relazionale tra i due. Bossetti, però, continua a dichiararsi innocente e a chiedere la revisione del processo, ma finora le sue richieste sono state sempre respinte.
Intanto, mantiene un rapporto saldo con la moglie Marita Comi, che non l’ha mai abbandonato. Nonostante il clamore del caso, Marita vive lontano dai riflettori con i tre figli, ora adulti. L’unico segnale pubblico è arrivato nella docuserie Netflix Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio, in cui ha detto: “Io sono ancora ferma a quel giorno di giugno in cui lo arrestarono. Ero in cucina e piangevo”. La presenza a Belve Crime rappresenta una nuova occasione per raccontarsi insieme ad altri ospiti, aprendo un dibattito su uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni.
