Caos all’ortopedia, il territorio: “Difendiamo la sanità pubblica di prossimità”
Caos all’ortopedia: il territorio chiede di difendere la sanità pubblica di prossimità dopo dimissioni di quattro medici.
Il reparto di ortopedia dell’Ospedale Valli del Noce ha visto l’abbandono di quattro professionisti, tra cui il primario Luigi Umberto Romano e tre medici del reparto, Marino Boi, Luca D’Orazio e Federico Zancan. L’evento ha suscitato preoccupazione tra le amministrazioni locali, che hanno espresso sostegno al presidio sanitario e al personale rimasto. Il Comune di Cles e le Comunità della Val di Non e della Val di Sole hanno ribadito l’importanza di garantire un servizio d’eccellenza e di difendere la sanità pubblica di prossimità, un tema centrale per il territorio.
Dimissioni e preoccupazioni locali
Le dimissioni dei quattro medici sono operative dal 1 gennaio 2027, ma la notizia ha suscitato preoccupazioni già prima dell’entrata in vigore. Il dottor Romano ha spiegato che aveva segnalato un clima di sfiducia ai suoi superiori, senza ricevere una risposta chiara. “Nessuno ha lasciato per soldi, si è creato un disagio davvero importante”, ha sottolineato. Le amministrazioni locali, non a conoscenza delle dimissioni prima della formalizzazione, hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto dai professionisti e hanno ribadito l’importanza di preservare il servizio sanitario.
Il Comune di Cles, guidato dalla sindaca Stella Menapace, e le Comunità della Val di Non e della Val di Sole, rappresentate dai presidenti Martin Slaifer Ziller e Lorenzo Cicolini, hanno sottolineato l’importanza di garantire la continuità del servizio. “La direzione medica dell’ospedale ci ha assicurato che la fase di transizione verrà gestita al meglio per garantire la continuità del servizio con i pazienti che resteranno in carico anche con l’inizio del nuovo anno”, hanno commentato. L’obiettivo è mantenere un presidio sanitario di eccellenza sul territorio, in un momento in cui la sanità trentina vive un periodo di tensione.
Un impegno per la continuità del servizio
Le amministrazioni locali hanno anche espresso la necessità di coinvolgere il territorio nel processo decisionale. “Avremmo voluto avere la possibilità di essere informati e ascoltati prima, per poter comprendere la situazione, confrontarci con i professionisti e con l’Azienda sanitaria e, per quanto nelle nostre possibilità, contribuire a trovare soluzioni”, hanno spiegato. L’obiettivo è evitare contrapposizioni e garantire un servizio sanitario accessibile e vicino alle persone. Per Menapace, Slaifer Ziller e Cicolini, l’ospedale rappresenta un patrimonio della comunità. “Difendere l’Ospedale di Cles significa anche difendere una sanità pubblica di prossimità, capace di garantire ai cittadini un accesso alle cure vicino al proprio territorio”, hanno sottolineato. L’ospedale è un presidio fondamentale per le comunità che serve, e come territorio intendono continuare a sostenerlo. “Per questo ci teniamo a ringraziare tutto il personale che sceglie di continuare a lavorare negli ospedali periferici”, hanno concluso.
