Ergastolo confermato per Innocent Oseghale: la famiglia di Pamela Mastropietro celebra la sentenza
Cassazione conferma ergastolo a Oseghale per violenza sessuale. Famiglia di Pamela celebra sentenza.

La Cassazione ha confermato l’ergastolo per Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di aver ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, 18enne romana scomparsa nel 2018. La sentenza, resa il 23 gennaio 2024, ha respinto il ricorso della difesa dell’imputato, che aveva chiesto l’annullamento della condanna per l’aggravante della violenza sessuale. La famiglia di Pamela, dopo anni di attesa e di battaglie legali, ha accolto la decisione come una vittoria per la ragazza e per il padre, morto per un malore nei mesi scorsi.
La difesa e le argomentazioni del pubblico ministero
I legali di Innocent Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, avevano sottolineato che il percorso argomentativo del pubblico ministero era illogico e contraddittorio. “Chiediamo l’annullamento della parte inerente l’aggravante della violenza sessuale”, avevano detto, rilevando che il pg aveva parlato di prova logica, ma per loro era del tutto illogica. Il sostituto procuratore Maria Francesca Loy, nel suo intervento, aveva sottolineato che la motivazione della sentenza d’appello aveva colmato ogni lacuna e che la ricostruzione dei fatti non poteva essere messa in discussione. “Per come si sono verificati i fatti, non avrebbero senso se non fosse stata commessa una violenza sessuale”, aveva affermato il pg, richiamando la sentenza d’appello bis.
La difesa aveva anche sottolineato che i dati processuali non erano stati valutati in modo completo e che ci sono contraddizioni. “Bisogna verificare se i dati processuali disponibili sono stati valutati nella loro completezza, se ci sono contraddizioni, e per noi ci sono”, avevano detto i legali. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l’ergastolo per l’imputato.
La famiglia e la battaglia per la verità
Fuori dalla Suprema Corte, la famiglia di Pamela e i suoi amici hanno mostrato striscioni e foto della ragazza con una coroncina in testa, simbolo di speranza e giustizia. La mamma, Alessandra Verni, ha espresso la sua soddisfazione, ma ha anche ricordato che la battaglia non è finita. “Da sei anni aspettavo questo momento, è quello che speravo”, ha detto, aggiungendo che la famiglia continua a credere in altre responsabilità. Non voglio che Oseghale esca di prigione dopo 10 anni, ha aggiunto, sperando in un pentimento e nella verità su quel 30 gennaio 2018.
Il fratello e legale della famiglia, Marco Valerio Verni, ha sottolineato che la conferma dell’ergastolo è un risultato importante, ma parziale. “Siamo convinti che ci siano altri responsabili, a vario titolo, in questa diabolica vicenda e continueremo a cercare la verità”, ha detto, ricordando che i resti di Pamela sono stati lasciati chiusi in due trolley sul ciglio della strada.
La famiglia di Pamela ha sempre sostenuto che Oseghale non abbia agito da solo, e che ci siano complici che non sono ancora stati identificati. “Ci sono due Dna che non si sa di chi siano, intercettazioni nelle quali alcuni personaggi dicono che quel giorno erano nella casa, ci sono troppe cose che non tornano”, ha detto Alessandra Verni, chiedendo risposte a chi ha contribuito al crimine.
La sentenza di Cassazione chiude il percorso giudiziario, ma per la famiglia di Pamela, la verità è ancora lontana. La fiaccolata e il messaggio alla famiglia di Giulia Tramontano, la donna incinta uccisa con 37 coltellate, sono un segno di solidarietà e di speranza. La battaglia per la giustizia e la verità non è finita, ma la sentenza di oggi è un passo importante verso la giustizia per Pamela e per la sua famiglia.
