Impagnatiello condannato all’ergastolo, la cognata dovrà risarcire la famiglia di Giulia

Impagnatiello condannato all’ergastolo, la cognata dovrà risarcire la famiglia di Giulia

Impagnatiello condannato all’ergastolo, la cognata dovrà risarcire la famiglia di Giulia
Impagnatiello condannato all’ergastolo, la cognata dovrà risarcire la famiglia di Giulia

Il 27 maggio 2023, Alessandro Impagnatiello ha ucciso Giulia Tramontano, una donna incinta di sette mesi, con 37 coltellate nella loro casa a Senago, nel milanese. L’omicidio, avvenuto dopo un confronto acceso con l’ex compagno, ha scatenato un’indagine che ha portato alla condanna all’ergastolo per l’assassino, confermata in appello nel maggio 2024. Tuttavia, la famiglia della vittima ha ricevuto un ulteriore colpo: la cognata di Impagnatiello, Laura Ciuladaite, dovrà risarcire la famiglia di Giulia con oltre 19mila euro, a causa dell’acquisto di un’auto utilizzata per occultare il corpo della vittima.

La vendita dell’auto e il risarcimento

Secondo quanto emerso dal Tribunale civile di Milano, Laura Ciuladaite, moglie di Omar Impagnatiello e cognata di Alessandro, ha acquistato una Volkswagen T-Roc appartenuta all’ex barman reo confesso dell’omicidio. L’operazione, condotta in modo furtivo, aveva l’obiettivo di ridurre il patrimonio dell’imputato, al fine di evitare un risarcimento ai familiari della vittima. La sentenza del giudice Francesco Pipicelli ha accolto la richiesta della famiglia di Giulia, rappresentata dagli avvocati Rosario Santella e Giovanni Cacciapuoti, sottolineando che la vendita dell’auto era avvenuta tra parenti ben consapevoli delle ragioni risarcitorie.

La macchina era stata utilizzata per occultare il corpo della vittima. La famiglia di Giulia ha sottolineato che la vettura, sulla quale era stato nascosto e trasportato il corpo, non doveva circolare liberamente. La Procura aveva disposto solo il sequestro del pianale con tracce ematiche, ma non aveva sequestrato l’intero veicolo.

Un crimine pianificato e una mente fredda

La ricostruzione dell’omicidio di Giulia Tramontano ha rivelato una pianificazione lunga mesi. Impagnatiello, che aveva tentato per mesi di avvelenarla con topicida, ha ucciso la donna in un momento di estrema tensione, dopo averla vista parlare con l’amante del compagno. La vittima, incinta di sette mesi, è stata trovata morta il 1 giugno grazie alle indicazioni dell’assassino, che aveva confessato l’orribile gesto. Il corpo, nascosto in un’auto, è stato spostato per 96 ore prima di essere abbandonato in un’intercapedine.

La perizia ha evidenziato tratti di psicopatia in Impagnatiello. Secondo i consulenti, l’assassino aveva visto Giulia e l’amante come «due pedine sulla scacchiera», dimostrando una mentalità manipolatoria e calcolatrice. La sua rabbia fredda, legata alla perdita di controllo, ha trovato sfogo nelle 37 coltellate. La famiglia di Giulia ha espresso indignazione per la condanna, considerando il verdetto una «vergogna».

La Corte d’Assise d’Appello ha confermato l’ergastolo, ma ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle della crudeltà e del rapporto di convivenza. Durante la lettura della sentenza d’appello, Alessandro Impagnatiello è rimasto impassibile, mentre in aula i genitori della vittima sono scoppiati in lacrime.

La famiglia di Giulia ha espresso una «indisponibilità irritrattabile» a partecipare a qualsiasi programma riparatorio, ritenendolo privo di significato di fronte alla gravità del crimine. I legali di Impagnatiello avevano chiesto l’accesso a un percorso di giustizia riparativa, ma la Corte ha respinto l’istanza, sottolineando che non vi è stata alcuna rielaborazione critica del movente.