Alessandro Impagnatiello avvelenò Giulia Tramontano per farla abortire, non per ucciderla
Il processo per l’omicidio di Giulia Tramontano vede l’esclusione della premeditazione e una causa civile per l’auto venduta.

Alessandro Impagnatiello, l’ex barman accusato dell’omicidio di Giulia Tramontano, è stato condannato all’ergastolo in primo e secondo grado per aver ucciso la sua fidanzata incinta di sette mesi a Senago, nel Milanese, con 37 coltellate. Secondo le accuse, l’aggressione fu motivata da un desiderio di farla abortire, non per ucciderla. Tuttavia, la Corte d’Appello ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle del rapporto di convivenza e della crudeltà. La sentenza, depositata di recente, ha confermato la pena massima, ma ha rifiutato l’ipotesi di un piano preordinato.
La vendita dell’auto e la causa civile
Dopo l’omicidio, i familiari di Giulia scoprirono che l’auto di Impagnatiello non era stata sequestrata e che era stata venduta a una parente. L’obiettivo, stando a quanto emerso, era far apparire l’imputato un “nullatenente” per evitare il pagamento del risarcimento. Il Tribunale civile di Milano ha condannato la moglie del fratello di Impagnatiello a risarcire i familiari di Giulia con poco meno di 25mila euro. L’azione, volta a revocare la vendita, fu portata avanti per impedire che l’auto continuasse a circolare liberamente, anche se ora non ne rimane traccia.
Le dinamiche legali e le reazioni familiari
I legali dei Tramontano hanno rivelato che, poco dopo l’arresto di Impagnatiello, l’imputato aveva fatto entrare in carcere un notaio per conferire a suo fratello Omar la procura legale, permettendogli di disporre dei conti e dei beni. Questa mossa, secondo il giudice Francesco Pipicelli, era volta a ridurre la consistenza patrimoniale di Impagnatiello, con l’obiettivo di minimizzare i risarcimenti. La sentenza civile ha dichiarato la nullità della compravendita, sottolineando la consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti delle ragioni risarcitorie.
Chiara Tramontano, sorella della vittima, ha espresso forte disapprovazione per la mancanza di consapevolezza da parte di Impagnatiello. La sua istanza per accedere alla giustizia riparativa è stata respinta, poiché non ha dimostrato di aver raggiunto la consapevolezza del gesto compiuto. La famiglia, attraverso i social, ha attaccato con durezza l’imputato e i suoi familiari, denunciando una situazione che, secondo lei, si legge come un “disgusto”.
La Corte dovrà depositare le motivazioni della sentenza d’appello, che ha confermato la pena massima ma ha escluso l’aggravante della premeditazione. L’assenza di premeditazione potrebbe influenzare le future decisioni e le eventuali richieste di attenuanti. Intanto, i familiari di Giulia proseguono nella loro battaglia legale, cercando di ottenere il massimo risarcimento per il dolore e la perdita subita. La vicenda rimane un caso emblematico di giustizia e di dinamiche familiari complesse.
La vendita dell’auto, inoltre, ha rivelato una strategia per minimizzare i risarcimenti, con l’obiettivo di far apparire l’imputato un “nullatenente”. La sentenza civile ha confermato la nullità della compravendita, sottolineando la consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti. La famiglia, attraverso i social, ha espresso forte disapprovazione per la mancanza di consapevolezza da parte di Impagnatiello. La sua istanza per accedere alla giustizia riparativa è stata respinta, poiché non ha dimostrato di aver raggiunto la consapevolezza del gesto compiuto.
La Corte dovrà depositare le motivazioni della sentenza d’appello, che ha confermato la pena massima ma ha escluso l’aggravante della premeditazione. L’assenza di premeditazione potrebbe influenzare le future decisioni e le eventuali richieste di attenuanti. Intanto, i familiari di Giulia proseguono nella loro battaglia legale, cercando di ottenere il massimo risarcimento per il dolore e la perdita subita. La vicenda rimane un caso emblematico di giustizia e di dinamiche familiari complesse.
La vendita dell’auto, inoltre, ha rivelato una strategia per minimizzare i risarcimenti, con l’obiettivo di far apparire l’imputato un “nullatenente”. La sentenza civile ha confermato la nullità della compravendita, sottolineando la consapevolezza di tutti i soggetti coinvolti. La famiglia, attraverso i social, ha espresso forte disapprovazione per la mancanza di consapevolezza da parte di Impagnatiello. La sua istanza per accedere alla giustizia riparativa è stata respinta, poiché non ha dimostrato di aver raggiunto la consapevolezza del gesto compiuto
