Strage di Erba, la difesa di Olindo e Rosa: «Frigerio aveva deficit cognitivo, ricordo falsato»

La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi chiede la revisione del processo per la strage di Erba, mettendo in discussione le confessioni e la testimonianza del sopravvissuto.

Strage di Erba, la difesa di Olindo e Rosa: «Frigerio aveva deficit cognitivo, ricordo falsato»
Strage di Erba, la difesa di Olindo e Rosa: «Frigerio aveva deficit cognitivo, ricordo…

La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la strage di Erba del 2006, ha presentato nuove prove durante l’udienza in Corte d’Appello di Brescia, cercando di ribaltare un verdetto che ha retto per tre gradi di giudizio. La richiesta di revisione del processo, avanzata a più di 17 anni dai fatti, si basa su una critica serrata alle confessioni degli imputati, alla testimonianza del sopravvissuto Mario Frigerio e alla prova scientifica. La difesa sostiene che le confessioni siano false, infarcite di errori e discrepanze, e che la ricostruzione della strage sia incompatibile con la presenza della coppia sulla scena del crimine.

Le confessioni non sono dettagliate e non sono coerenti

Secondo la difesa, le dichiarazioni di Olindo e Rosa non sono dettagliate, non sono sovrapponibili, non sono combacianti e non sono costanti. Le versioni raccolte dagli avvocati risultano «piene di errori, molti elementi della scena del crimine vengono “sbagliati” (tra il 50 e il 70%)». Olindo, in particolare, ha collezionato «centinaia» di risposte come «non lo so», «non mi ricordo», «mi sembra», «questo adesso mi sfugge», e lo stesso Rosa ha espresso dubbi simili. Quelle che vengono definite confessioni sono, in realtà, una serie di “sì” a suggerimenti.

Frigerio aveva deficit cognitivo, ricordo falsato

La difesa ha anche attaccato la testimonianza del sopravvissuto Mario Frigerio, il quale, nel dicembre 2006, riconobbe Olindo Romano come aggressore. Secondo l’avvocato Fabio Schembri, Frigerio aveva raggiunto «l’apice del suo deficit cognitivo» a causa delle ferite subite e dell’intossicazione da monossido di carbonio. «Era soggetto cerebroleso», ha spiegato Schembri, sottolineando che il sopravvissuto aveva sofferto di «amnesia anterograda», che ha portato a un falso ricordo. Frigerio, quando fu in grado di essere ascoltato, parlò inizialmente di una persona «dalla pelle olivastra», «di etnia araba», ma in seguito, il 26 dicembre, riconobbe Olindo come l’aggressore. La difesa sostiene che questa ricostruzione sia frutto di un «falso ricordo».

La camera di consiglio per la decisione è fissata al 10 luglio. La difesa spera che i giudici possano prendere in considerazione le nuove prove e riconsiderare la verità giudiziaria della strage di Erba, che ha segnato la vita di quattro vittime, tra cui un bambino di due anni. La richiesta di revisione del processo rappresenta un tentativo di ribaltare una sentenza che ha retto per oltre 17 anni, mettendo in discussione i tre pilastri dell’accusa: le confessioni, la testimonianza di Frigerio e la prova scientifica.

La difesa ha anche sottolineato la mancanza di circa il 60% delle registrazioni audio e la presenza di domande suggestive che hanno potuto influenzare la testimonianza di Frigerio. «Le dichiarazioni dopo il 15 dicembre sono da considerarsi non idonee in quanto esito di centinaia di domande suggestive», ha affermato la difesa, sottolineando che queste hanno «attecchito facilmente nel testimone in una condizione di vulnerabilità psichica». Inoltre, la difesa ha messo in discussione la ricostruzione sull’omicidio di Valeria Cherubini, affermando che la vittima è stata uccisa nella sua mansarda e non colpita mortalmente al piano di sotto, come riconosciuto nelle sentenze.

La richiesta di revisione del processo è un tentativo di mettere in discussione una verità giudiziaria che ha retto per oltre 17 anni. La difesa spera che i giudici possano prendere in considerazione le nuove prove e riconsiderare la sentenza, che ha condannato i coniugi all’ergastolo per la strage di Erba. La richiesta di revisione rappresenta un passo importante per la famiglia e per la società, che ha cercato di trovare la verità in un caso che ha segnato la vita di quattro vittime, tra cui un bambino di due anni.