Matteo Scarabelli: «Io e gli abusi subiti dal parroco di CL. Mai più in silenzio»
Matteo Scarabelli racconta abusi sessuali da parte di don Mauro Inzoli nel gruppo cattolico CL, tra 2001 e 2005.

Matteo Scarabelli, 39 anni, professionista nel settore farmaceutico, ha raccontato di aver subito violenze e abusi sessuali da parte dell’allora don Mauro Inzoli, nel gruppo cattolico di Comunione e Liberazione, tra i 14 e i 18 anni, dal 2001 al 2005. L’esperienza, che ha segnato la sua vita, è stata rivelata in un’intervista, in cui ha espresso la sua decisione di non rimanere in silenzio. «Mai più in silenzio», ha detto, riferendosi a una frase che ha accompagnato il suo percorso di sofferenza e di lotta.
Abusi e silenzio per vent’anni
Scarabelli ha spiegato come l’abuso si sia ripetuto ogni volta che Inzoli ne avesse l’occasione, a ogni viaggio di gruppo o colloquio privato. Per oltre vent’anni, ha rifiutato di parlare di quanto aveva subito, non solo per timore, ma anche per il senso di vergogna e colpa che si era formato dentro di lui. «Cosa può un ragazzino in quelle condizioni?», ha chiesto, rivolgendosi a chi oggi potrebbe difendere Inzoli. La sua voce è piena di dolore e di una determinazione che non si è mai spenta.
La rimozione, per Matteo, ha la forma di vent’anni di vita. Il trauma ha segnato la sua esistenza, rendendo difficile il passaggio all’età adulta. «Il mio corpo e la mia mente hanno rifiutato per anni di diventare adulti», ha detto, parlando di un trauma che ha segnato la sua esistenza.
Un caso che non è solo di Inzoli
Il caso di Inzoli ha sollevato domande anche sul presente. All’ultimo Meeting di Rimini, principale appuntamento pubblico legato a CL, tra i moderatori figurava un sacerdote accusato di molestie nell’inchiesta di Domani sulle terapie riparative. A questa testimonianza, di cui CL e il suo presidente sono a conoscenza, se ne è aggiunta un’altra, confermata dal vicario Generale della diocesi di Milano, don Franco Agnesi. «Nel 2023 era giunta una segnalazione di un comportamento scorretto nei confronti di una giovane donna», ha spiegato, aggiungendo che i fatti si collocavano tra il 2018 ed il 2022.
CL ha ammesso che si sia trattato di una «svista». Inzoli, però, è rimasto in alto nelle gerarchie cielline, tenendo seminari e partecipando a conferenze. Anche se si preparava a partire come per la Terra Santa, la diocesi di Milano e CL hanno smentito qualsiasi incarico. Solo di recente, CL si è pronunciata sugli abusi di Inzoli, riunendo la comunità di Crema alla presenza del vescovo Daniele Gianotti e Davide Prosperi, presidente della Fraternità, che ha annunciato di avere accettato «le dimissioni di Inzoli dalla Fraternità».
La vicenda ha portato a una condanna definitiva a quattro anni, sette mesi e dieci giorni per violenza sessuale su minori, aggravata dall’abuso di autorità. Il gup Letizia Platé ha riconosciuto cinque vittime, tra i 12 e i 16 anni, e ha evidenziato la forte «sottomissione psicologica» esercitata da Inzoli. Nonostante la condanna e la dimissione dallo stato clericale, Inzoli è rimasto operativo nel Collegio dei Fondatori di Fides et Ratio, che aveva presieduto e alla quale fanno capo strutture scolastiche frequentate da alcuni ragazzi diventati sue vittime. Anche se è stato isolato per un periodo, non ha smesso di partecipare a incontri e viaggi, incluso quelli in Terra Santa. La comunità di Crema, in parte, ha continuato a essergli vicina, convinta che avesse ormai «pagato».
