Cigno reale in difficoltà dopo sversamento di idrocarburi: salvato nel Naviglio Grande
Cigno reale in difficoltà dopo sversamento di idrocarburi: salvato nel Naviglio Grande

Un cigno reale, completamente ricoperto da una sostanza nera e pastosa, è stato salvato dopo uno sversamento di idrocarburi nel Naviglio Grande, a Magenta, in provincia di Milano. L’animale, conosciuto dai residenti della zona, è stato recuperato dopo un lungo intervento notturno e affidato alle cure del Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana. Le condizioni del volatile restano delicate, mentre gli operatori continuano a lavorare per liberare il piumaggio dalla sostanza contaminante e favorire il recupero.
Intervento notturno per salvare l’animale
La vicenda è iniziata intorno alle 22:30, quando Elio Orbelli, un meccanico di 42 anni, ha notato il cigno in difficoltà a bordo della sua imbarcazione. Insieme al figlio Michele, di 11 anni, l’uomo ha tentato di recuperarlo con un retino, ma le operazioni si sono rivelate complesse. Le operazioni si sono concluse soltanto verso le 2:00 del mattino, quando il cigno è stato trasferito al Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana. L’animale, in evidente difficoltà, era incapace di prendere il volo a causa delle piume impregnate di idrocarburi.
Le operazioni di recupero sono state estenuanti e richieste competenze specifiche per garantire la sicurezza dell’animale. Il cigno, con il piumaggio estesamente imbrattato, ha mostrato una reazione positiva alle prime cure, ma la prognosi resta riservata. Gli operatori hanno avviato i protocolli specifici per la decontaminazione da sostanze idrocarburiche, un processo che richiede attenzione e competenze tecniche.
Le conseguenze dell’inquinamento e il rischio per gli animali
Il cigno presentava un esteso imbrattamento del piumaggio, dal collo fino al ventre e alle zampe. Gli idrocarburi possono compromettere le proprietà isolanti e impermeabili del piumaggio, esponendo gli uccelli a ipotermia, difficoltà di movimento e ulteriori rischi legati all’ingestione delle sostanze durante la pulizia naturale delle penne. La pulizia di un animale selvatico ricoperto di idrocarburi richiede competenze specifiche e particolare attenzione. Non si tratta soltanto di rimuovere la sostanza visibile: è necessario valutare le condizioni generali del volatile, prevenire ulteriori complicazioni e limitare lo stress provocato dalla manipolazione. Il cigno dovrà affrontare numerosi lavaggi, effettuati secondo protocolli dedicati. Ogni intervento viene programmato tenendo conto delle sue condizioni, perché lo stress può rappresentare un ulteriore ostacolo alla guarigione.
Lo sversamento ha avuto conseguenze anche su altri animali della fauna locale. Al centro di recupero è arrivata una tortora completamente ricoperta dalla sostanza contaminante che, secondo quanto riferito dagli operatori, aveva ingerito carburante. Per il volatile, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. La vicenda evidenzia quanto un episodio di inquinamento possa rappresentare un pericolo per gli ecosistemi acquatici e per gli animali che vivono lungo le sponde.
Il presidente della Lipu, Alessandro Polinori, ha condiviso le immagini del cigno per richiamare l’attenzione sui danni ambientali provocati dallo sversamento, ricordando anche la tragedia ecologica avvenuta alcuni anni fa a Maccarese. La preoccupazione riguarda non soltanto gli animali già soccorsi, ma anche le possibili conseguenze sulla biodiversità del Naviglio e delle aree circostanti. La presenza di fauna contaminata rende fondamentale un intervento coordinato da parte delle autorità e dei centri specializzati. La storia del cigno del Naviglio Grande resta una testimonianza delle conseguenze che l’inquinamento può avere sulla fauna selvatica, ma anche dell’impegno di soccorritori, veterinari e volontari che lavorano per offrire agli animali una possibilità di sopravvivenza.
