Donna romana a processo per diffamazione dopo video con minacce alla famiglia Ciontoli
Donna romana a processo per diffamazione dopo video con minacce alla famiglia Ciontoli
Una donna romana di 43 anni è finita a processo per diffamazione aggravata dopo aver pubblicato un video su Facebook in cui ha espresso minacce e ingiurie nei confronti della famiglia Ciontoli. L’episodio, avvenuto dopo un servizio de “Le Iene” sulla vicenda dell’omicidio di Marco Vannini, ha portato alla denuncia della famiglia, che ha sporto una segnalazione alle autorità. La donna, che sarà imputata il prossimo 8 ottobre, è stata difesa dagli avvocati Pietro e Gian Maria Nicotera, che hanno espresso la loro opinione sulle motivazioni e l’effettiva gravità delle dichiarazioni.
Minacce e ingiurie dopo un servizio de “Le Iene”
Dopo la diffusione di un servizio de “Le Iene” sulla vicenda legata alla morte di Marco Vannini, una donna romana ha pubblicato un video su Facebook in cui ha insultato e minacciato la famiglia Ciontoli. Tra le frasi utilizzate, si trovano espressioni come “io te voglio incontrà per strada Martina Ciontoli, arrivi dopo mezz’ora al pronto soccorso”, “Federico a te vojo dà na bomba in faccia” e “Ciontoli Antonio magari te scoppia er core”. Le minacce, rivolte non solo a Antonio Ciontoli, ma anche ai suoi figli Martina e Federico e alla moglie Maria Pezzillo, hanno suscitato reazioni forti da parte della famiglia, che ha deciso di denunciare l’episodio.
La difesa degli avvocati: parole dettate dal momento
Gli avvocati Pietro e Gian Maria Nicotera, che difendono la donna, hanno spiegato che il video è stato girato poco dopo la fine del servizio de “Le Iene” e che le minacce non hanno alcuna efficacia intimidatoria. Secondo loro, le frasi sono state dettate dal momento e non rappresentano una reale volontà di compiere gesti violenti. La minaccia è inidonea a produrre alcun tipo di effetto, hanno affermato, sottolineando che non c’è stata una reale intenzione di mettere in atto le minacce espresse.
La famiglia Ciontoli, condannata a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio volontario, ha visto il loro nome e la loro situazione personale usati come bersaglio da una donna che, a detta degli avvocati, ha espresso emozioni forti ma non ha intenzione di agire in modo reale. Il processo, che si terrà il prossimo 8 ottobre, potrebbe portare a una condanna per diffamazione aggravata, ma i difensori sperano in una sentenza che tenga conto del contesto e delle motivazioni dell’imputata.
La vicenda, che si intreccia con l’omicidio di Marco Vannini avvenuto il 17-18 maggio 2015 a Ladispoli, ha riacceso l’attenzione su un caso già noto e dibattuto. Le minacce sono state rivolte non solo a Antonio Ciontoli, ma anche ai suoi figli e alla moglie. La famiglia, già coinvolta in un processo per omicidio, ha visto il loro nome e la loro situazione personale usati come bersaglio da una donna che, a detta degli avvocati, ha espresso emozioni forti ma non ha intenzione di agire in modo reale.
- La donna è stata imputata per diffamazione aggravata.
- Le minacce sono state rivolte alla famiglia Ciontoli.
- La difesa sostiene che le frasi siano state dettate dal momento.
