Ghiacciai a rischio crollo in Italia: il monitoraggio e la politica devono agire
Gli esperti segnalano ghiacciai a rischio di crollo in Italia, con esempi dal Nepal. L’esperta: serve una politica coraggiosa.

Il rischio di crollo di ghiacciai in Italia sta emergendo con maggiore chiarezza, grazie a una mappa dettagliata che individua i ghiacciai a rischio e confronta le situazioni con il Nepal, dove un disastro di portata enorme ha causato decine di migliaia di vittime. L’esperta Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi Legambiente e presidente per l’Italia della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra), ha sottolineato l’importanza di una politica coraggiosa per affrontare il problema. La montagna, sempre più frequentata dai turisti, si dimostra fragile, e il monitoraggio non basta a garantire la sicurezza.
Monitoraggio e rischi in aumento
La mappa dei ghiacciai a rischio crollo in Italia ha messo in luce situazioni preoccupanti, con esempi come il ghiacciaio di Planpincieux in Val Ferret, in Valle d’Aosta, dove la Fondazione Montagna Sicura ha avviato un monitoraggio costante. Il distacco di porzioni di ghiacciai, come nel caso del Miage, ha causato un abbassamento di 15 metri in sei anni, aumentando la fragilità. Inoltre, il versante italiano del Monte Bianco è stato segnalato come area a rischio, con un aumento del numero di eventi di distacco. L’esperta ha spiegato che non esiste un preavviso standard per i crolli, ma segnali come l’accelerazione del ghiaccio o l’aumento delle fratture possono indicare un aumento della probabilità di collasso.
Il Nepal, pur non ricco, ha visto un evento di portata enorme, con quasi quattrocento morti accertate, causato dal distacco di un ghiacciaio. L’esperta ha sottolineato che il monitoraggio in Nepal è limitato, a differenza delle Alpi, dove esiste una rete di controllo più organizzata. La cooperazione internazionale, come la Convenzione delle Alpi, potrebbe giocare un ruolo chiave nel migliorare il monitoraggio e la gestione dei rischi. Il lavoro sull’undicesima Relazione sullo stato delle Alpi, che analizza i rischi legati ai ghiacciai, è in fase di valutazione da parte dei governi europei e sarà pubblicato a gennaio.
Lezioni dal Nepal e la cooperazione internazionale
La lezione del Nepal, con l’evacuazione di Blatten prima del crollo del ghiacciaio di Birch, ha mostrato come un monitoraggio costante possa salvare vite. Tuttavia, l’esperta ha sottolineato che il monitoraggio non basta da solo: serve una politica coraggiosa per gestire i rischi e proteggere la montagna. La politica, inoltre, deve affrontare il problema del turismo, che cresce in modo esponenziale, ma non sempre è accompagnato da una consapevolezza dei rischi.
La montagna, sempre più fragile, si confronta con un aumento del numero di turisti, spesso non preparati ai rischi. L’esperta ha sottolineato che il monitoraggio deve essere trasformato in azioni politiche, come il divieto di accesso a aree pericolose. Tuttavia, questa strada è difficile da intraprendere, poiché richiede coraggio e una gestione del consenso. Il documento “Governare le Alpi che cambiano” ha sottolineato la necessità di una piattaforma politica per gestire i ghiacciai e le terre emergenti. La politica, quindi, deve agire con determinazione per proteggere la montagna e i suoi abitanti.
Il monitoraggio non basta da solo, serve una politica coraggiosa.
La montagna è sempre più fragile, mentre i turisti aumentano.
