Mps cerca vie alternative a Intesa, lo Stato ha già perso
Mps cerca alternative a Intesa, lo Stato ha perso la possibilità di controllare la banca.

Un’alternativa a Intesa, ma lo Stato ha già perso
Mps si divincola contro Intesa che aspetta. Ma lo Stato ha già perso. La banca senese, sotto la gestione di Luigi Lovaglio, continua a cercare vie alternative all’offerta di acquisizione lanciata da Banca Intesa, che sembra ormai l’unica strada possibile per la banca. Tuttavia, la mancata privatizzazione totale e la decisione di non consolidare il sistema bancario nazionale hanno lasciato il Paese in una posizione di svantaggio. Lo Stato, che aveva l’opportunità di guadagnare seriamente dalla parziale privatizzazione di Mps, ha scelto di uscire in modo non ottimale, consegnando il controllo a gruppi privati che non sembrano adatti a guidare una banca di rilievo.
Lo Stato ha sbagliato a uscire in quel modo e a quei prezzi. La privatizzazione di Mps ha avuto conseguenze negative, con l’ultimo 15% venduto a 5,79 euro, mentre oggi la banca vale 12 euro per azione. Lo Stato, quindi, ha scelto i successori sbagliati, con Caltagirone e Del Vecchio, che non sembrano adatti a guidare una banca. Oggi, il secondo polo “patriottico” non si sa in quali mani si assesterà, se il mercato dovesse preferire queste nuove proposte di Lovaglio all’Opa di Intesa.
Due ipotesi per Mps: una internazionale, una italiana
Una prima ipotesi consisterebbe in un’offerta di scambio (Ops) con il Banco Bpm, che se venisse accolta porterebbe alla nascita di una banca retail molto forte nel Paese. Questa ipotesi potrebbe creare un polo alternativo a Banca Intesa, con una solida attività nel risparmio gestito e nel merchant banking. Tuttavia, il punto debole è la differenza di capitalizzazione tra Mps e Bpm: 36 miliardi contro 24 miliardi. Inoltre, il Credit Agricole, attuale primo azionista di Bpm, potrebbe ridurre il suo controllo dal 29% al 10% del nuovo istituto, senza una chiara convenienza per sé.
Una seconda ipotesi è più italiana e pepata. Si tratterebbe di un’offerta di scambio in cui i soci di Mps offrirebbero azioni delle Generali in cambio del 100% di Banca Generali. Questo potrebbe consolidare il controllo delle Generali e creare sinergie industriali interessanti tra Mps e Banca Generali. Tuttavia, non è chiaro se queste sinergie siano superiori a quelle che Mps potrebbe sviluppare con il mondo del risparmio gestito, come Fideuram o Eurizon.
Lo Stato rimane incastrato nel mercato, mentre le banche si rafforzano. In questo rischio estivo, che appassiona il giusto in un mercato europeo dove il problema reale è che le banche guadagnano troppo e prestano troppo poco, l’unico a rimetterci sicuramente è lo Stato italiano. Per il resto, che vinca il mercato, per sbilenco che sia. E che qualcuno s’inventi qualcosa di serio per creare in Italia un terzo polo dal solido radicamento nazionale. Bpm, Montepaschi o Unicredit che sia…
