8 per mille, calo drastico delle domande per fame e rifugiati: quasi due terzi in meno
Domande per fame e rifugiati in calo del 60% nell’8 per mille, quasi 18 milioni non assegnati.
L’8 per mille, canale di finanziamento per la solidarietà, ha visto un calo drastico delle domande per la fame nel mondo e l’accoglienza dei rifugiati. Secondo la relazione della Presidenza del Consiglio al Parlamento, per l’annualità 2025 le proposte per la lotta alla fame sono passate da 111 a 37, un calo di quasi due terzi. Per l’assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, il calo è stato del 45%, con le candidature ridotte da 85 a 47. Questo decremento segue le numerose esclusioni del riparto 2024, che avevano lasciato quasi 18 milioni di euro non assegnati.
Progetti ammessi al finanziamento: solo un quarto
Nel 2024, su 196 progetti presentati per fame nel mondo e rifugiati, solo 46 sono stati ammessi al finanziamento. Per la lotta alla fame, erano disponibili circa 19,2 milioni di euro, ma solo 9,4 milioni sono stati assegnati, con quasi 10 milioni non utilizzati. Per l’assistenza ai rifugiati, su 85 progetti presentati, ne sono stati approvati 15, per un totale di 1,8 milioni, con oltre 7,7 milioni non assegnati. In totale, 46 progetti su 196 hanno ricevuto finanziamenti, meno di uno su quattro.
Procedure più rigorose e riduzione del 60% delle domande
Le nuove procedure introdotte nel novembre 2024 hanno reso più complessa la presentazione delle domande. La digitalizzazione e la semplificazione delle istanze sono accompagnate da verifiche più rigorose e limiti a proroghe e variazioni progettuali. Inoltre, è richiesto un limite massimo di due interventi in corso di gestione per l’ammissibilità di una nuova domanda. Queste modifiche, pur intese a migliorare la rendicontazione, hanno scoraggiato le organizzazioni, portando a una riduzione del 60% delle domande per il 2025.
Le candidature per l’annualità 2025 sono complessivamente 279, contro le 463 del 2024. Il calo è generalizzato, interessando tutte le categorie considerate. Per le calamità naturali, le domande sono passate da 96 a 65; per i beni culturali, da 116 a 83; per le dipendenze patologiche, da 55 a 47. Per l’assistenza ai rifugiati, il calo è stato del 45%, con le candidature ridotte da 85 a 47. La contrazione più forte riguarda la lotta alla fame, con le candidature ridotte a un terzo, da 111 a 37.
Risorse disponibili e distanza tra volontà e realtà
La dotazione complessiva per il 2025 è di 239,2 milioni di euro, con circa 24,2 milioni destinati alla fame nel mondo e 13,8 milioni per l’assistenza ai rifugiati. Per il 2026, è stato stanziato un fondo provvisorio di 200 milioni, con 17,8 milioni per la fame nel mondo e 8,2 milioni per i rifugiati. Tuttavia, la relazione sottolinea che la quota effettivamente ricevuta dalla Presidenza del Consiglio è solo il 60% di quella teoricamente spettante, con una riduzione di quasi 138 milioni di euro.
Questo meccanismo, diverso dal tetto del 5 per mille, apre una questione analoga: la distanza tra le risorse risultanti dalle scelte dei contribuenti e quelle effettivamente disponibili per le finalità indicate. La relazione sottolinea che questa distanza rappresenta una questione di democrazia, visto che la firma del contribuente vale come un voto. Occorre comprendere perché nel 2025 siano diminuite così nettamente le proposte, soprattutto per fame nel mondo e rifugiati, e garantire che le risorse raggiungano le finalità indicate.
