30 pazienti in attesa al pronto soccorso per dialisi a Reggio Calabria

Emergenza dialisi a Reggio Calabria: 30 pazienti si recano al pronto soccorso per rivendicare il diritto alle cure di prossimità

Al Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria si sono recati circa trenta pazienti in dialisi, dopo la chiusura del centro privato San Giorgio di Pellaro. L’emergenza, causata dall’interruzione delle attività del centro, ha portato i malati cronici a rivendicare il diritto alle cure di prossimità, mentre si cercano soluzioni per risolvere la situazione di crisi sanitaria. La protesta, accompagnata da testimonianze drammatiche e denunce di ritardi burocratici, ha coinvolto anche rappresentanti politici e istituzioni regionali.

La chiusura del centro privato e la mancanza di alternative

La sospensione del servizio del Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro, dovuta al mancato accreditamento da parte del Servizio Sanitario Regionale, ha lasciato i pazienti senza assistenza. L’Azienda Sanitaria Provinciale ha proposto il trasferimento presso centri di Melito di Porto Salvo e Scilla, ma i malati hanno rifiutato, considerando indispensabile ricevere le terapie vicino al proprio domicilio. La situazione ha creato un sovraccarico per il Pronto Soccorso del GOM, con i pazienti che attendono in attesa di una soluzione.

Testimonianze di fragilità e diritti sacrosanti

Le testimonianze raccolte tra i pazienti e i loro familiari hanno evidenziato la profonda fragilità clinica e la necessità di cure locali. Come Caruso, in terapia dialitica da quasi tre anni, ha espresso l’impossibilità fisica di viaggiare, affermando: «Io non intendo andare fuori perché non ce la faccio, lei mi vede con l’ossigeno e con la dialisi che devo fare, non posso andare in giro per i paesi con la bomboletta». Altre famiglie, come quella di una paziente con demenza e tumore al seno, hanno rifiutato la prospettiva dei turni notturni, sottolineando la necessità di assistenza continua.

La responsabilità istituzionale e l’urgenza politica

Francesco Puntillo, coordinatore regionale dell’associazione Fintred, ha ribadito la centralità del diritto alle cure di prossimità, sottolineando che «trentasei malati in dialisi pretendono il diritto sacrosanto di poter dializzare nel luogo più prossimo alla propria residenza». Ha anche denunciato la mancanza di un decreto regionale per l’accreditamento, pronto ma non firmato. Nove consiglieri comunali di Reggio Calabria hanno espresso preoccupazione per il rischio di sovraccarico del pronto soccorso e hanno chiesto l’intervento del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per trovare una soluzione rapida.

La crisi, che ha radici in oltre dieci anni di latitanza istituzionale, ha messo in luce la carenza di posti rene, formalmente quantificata dall’ASP in ventinove unità. La mancanza di centri dialitici territoriali a Reggio Calabria, a differenza di altre città come Catanzaro e Cosenza, ha aggravato la situazione. I pazienti, privi di alternative, si sono rivolti al sistema sanitario pubblico, cercando un’assistenza vicino a casa, ma la mancanza di risposte istituzionali ha reso l’emergenza ancora più drammatica. La protesta, sebbene non violenta, ha messo in luce le conseguenze di una gestione inadeguata del sistema sanitario e la necessità di interventi urgenti per garantire la continuità terapeutica. La soluzione, per ora, rimane un’incognita, ma la richiesta di cure di prossimità è diventata un tema centrale per le istituzioni regionali e locali.