Trump e il controllo energetico: il potere del petroldollaro si trasforma

Trump cambia strategia energetica: da sanzioni a accordi con Russia, Iran e Venezuela per controllare le risorse.

Donald Trump, attraverso una serie di azioni e dichiarazioni, sta ridefinendo il ruolo degli Stati Uniti nel controllo delle risorse energetiche globali. L’obiettivo sembra essere un passaggio da un potere basato sul dollaro a un controllo diretto sulle filiere energetiche, con un impatto significativo su paesi come Russia, Iran e Venezuela. Questo cambiamento, che si colloca in un contesto di crescente multipolarità e multivaluta, ha già prodotto risultati tangibili, con accordi commerciali e investimenti che mettono in discussione il vecchio modello di influenza americana.

Il potere del petroldollaro e il suo declino

Il dollaro ha svolto un ruolo centrale nel sistema economico globale per decenni, grazie al sistema Bretton Woods e all’uso del petrolio come riserva di valore. Tuttavia, negli ultimi anni, il potere del dollaro si è ridotto, a causa dell’emergere di alternative come il yuan cinese, il rupee indiano e il dirham emirato. La crisi del 2022, con il congelamento delle riserve russe, ha accelerato questa tendenza, spingendo molte economie a cercare alternative al dollaro. La risposta americana, secondo una tesi in circolazione, è un cambio di paradigma: da un controllo basato su valute a un controllo fisico sulle filiere energetiche.

Le tre sberle: strategia per il controllo energetico

La strategia di Trump, definita come “le tre sberle”, si basa su un modello di pressione, trattativa e presenza. Il primo passo è la pressione massima su un produttore energetico ostile o non allineato, con sanzioni, isolamento finanziario e, in alcuni casi, minacce di forza. Il secondo passo è la trattativa, in cui si discute non di valori ma di volumi, licenze e prezzi. Il terzo passo è la quota, con un’entrata americana diretta nella filiera energetica, attraverso consorzi, investimenti e contratti di sviluppo congiunto.

Questo modello si è già concretizzato con Venezuela, Iran e, in modo più complesso, con la Russia. Il Venezuela, con le sue immense riserve petrolifere, è diventato un caso di studio per questa strategia. Le sanzioni, il crollo della produzione e l’isolamento finanziario hanno ridotto la capacità del paese di sfruttare le sue risorse. La pressione è stata intensa, con l’arresto del presidente Maduro come punto culminante. Successivamente, è arrivata la trattativa, con licenze mirate per operatori americani, e infine la quota, con un controllo diretto sui flussi di esportazione.

La Russia: un caso complesso ma coerente

La Russia rappresenta un caso più complesso, ma non meno coerente con il modello delle tre sberle. La pressione è stata massima, con sanzioni, congelamento delle riserve, tetto al prezzo del petrolio e esclusione dalle reti finanziarie occidentali. In parallelo, la campagna ucraina contro le raffinerie russe ha ridotto la capacità di esportazione del diesel, con un divieto di esportazione fino al 31 ottobre. La trattativa è iniziata con la richiesta di Kiev di fermare gli attacchi alle raffinerie, seguita da una telefonata tra Trump e Putin e la concessione di una licenza del Tesoro per l’esportazione del diesel. La quota, infine, si sta sviluppando con l’ingresso di un investitore americano nei gasdotti Nord Stream e con ipotesi di sviluppo congiunto dei giacimenti artici, con lo Yamal come priorità.

La Russia, pur essendo una potenza nucleare e un attore chiave nella guerra in Ucraina, sembra essere entrata nel modello delle tre sberle. L’energia è diventata il terreno su cui si negozia la fine della guerra, con accordi economici che potrebbero portare a un controllo diretto degli utili da parte degli Stati Uniti. La strategia di Trump, se confermata, segnerebbe un cambiamento radicale nel potere energetico globale, con un passaggio da un controllo basato sul dollaro a un controllo fisico sulle filiere. Questo modello, se si dimostrerà efficace, potrebbe influenzare non solo la geopolitica energetica, ma anche la relazione tra gli Stati Uniti e i loro alleati, con conseguenze significative per l’ordine internazionale.