Il Terzo settore non ha accesso alle garanzie pubbliche del credito
Il Terzo settore non ha accesso alle garanzie pubbliche del credito, ostacolando il finanziamento e lo sviluppo delle attività non profit.
Il Terzo settore non ha accesso alle garanzie pubbliche del credito, un tema che rimane cruciale per il suo sviluppo e la sua capacità di sostenere attività sociali e culturali. Nonostante l’introduzione di normative che dovrebbero aprire le porte al finanziamento, il sistema non è ancora in grado di garantire un accesso pieno e efficiente. L’accesso al Fondo di garanzia per le Pmi, istituito nel 1996, è rimasto limitato agli enti iscritti al Registro delle imprese (Rea), escludendo gran parte degli enti del Terzo settore non commerciali. Questo ha creato un divario tra le imprese tradizionali e le organizzazioni non profit, che non riescono a beneficiare dello strumento di garanzia pubblica, essenziale per il loro sviluppo.
Limiti del Fondo di garanzia per le Pmi
Il Fondo di garanzia per le Pmi, gestito da Mediocredito centrale per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, offre una garanzia pubblica gratuita o a basso costo che copre fino all’80% dei finanziamenti concessi dal sistema bancario, con un tetto di 5 milioni di euro per singola impresa. Tuttavia, il sistema non è stato in grado di estendere l’accesso a tutti gli enti del Terzo settore. Anche se nel 2024 è stata introdotta una norma che permetteva l’accesso al Fondo anche per gli enti non commerciali, il tetto massimo del finanziamento ammissibile è stato limitato a 60 mila euro, un importo considerato inadeguato per le organizzazioni più strutturate.
La sezione speciale non è stata attivata
Una misura promettente era la sezione speciale del Fondo di garanzia, destinata a garantire accesso al credito anche per enti non iscritti al Rea. Questa sezione, che avrebbe potuto essere alimentata da risorse pubbliche e da versamenti volontari di fondazioni e altri soggetti, è rimasta inattiva. A metà del 2025, sono state stanziate risorse dedicate per 10 milioni di euro, ma l’importo è considerato insufficiente per coprire i potenziali fabbisogni. Inoltre, i versamenti nella sezione speciale non sono fiscalmente incentivati, a differenza di altre forme di donazione, come l’art bonus o il Social bonus.
La mancanza di una dotazione finanziaria adeguata e la mancata attivazione della sezione speciale hanno reso il sistema inutilizzabile per gran parte degli enti del Terzo settore. Secondo i dati del Report 2025 del Fondo di garanzia, nel biennio 2024-2025 sono state accolte circa 475 mila domande di accesso al Fondo, che ha garantito quasi 100 miliardi di euro di finanziamenti a oltre 320 mila imprese. Tuttavia, solo 223 operazioni sono state accolte con la procedura riservata agli Ets iscritti al Runts e al Rea, per soli 10 milioni di euro di finanziamenti.
Un’occasione persa per il Terzo settore
La norma introdotta dal dl 145/2023 aveva previsto l’accesso al Fondo per tutti gli enti del Terzo settore, compresi quelli non iscritti al Rea, purché la garanzia fosse erogata a valere su una sezione speciale. Tuttavia, la mancanza di un accordo tra i ministeri e la mancata attivazione del sistema hanno reso l’accesso al credito per il Terzo settore un’occasione persa. La stessa Raccomandazione del Consiglio UE (2023/1344) sull’economia sociale sottolinea l’importanza di sistemi di garanzia pubblici per incentivare i finanziatori a sostenere i soggetti dell’economia sociale.
Il mancato accesso al credito rappresenta un ostacolo significativo per lo sviluppo del Terzo settore e per l’operatività del sistema bancario nei confronti di queste organizzazioni. Mentre strumenti come il programma InvestEU hanno permesso di garantire crediti al Terzo settore per importi rilevanti, il Fondo di garanzia per le Pmi non è stato in grado di svolgere un ruolo simile. Serve innanzitutto dare piena attuazione alle norme esistenti e rimuovere gli ostacoli che impediscono agli strumenti utilizzati dal sistema bancario e dall’imprenditoria nazionale di essere utilizzati anche per sostenere le attività del Terzo settore.
