Il Sentiero dei cippi di Stabio, un itinerario tra storia e confine

Un percorso di 13,5 km tra Stabio e il Canton Ticino, che racconta cinque secoli di storia e confini politici.

Un sentiero lungo 13,5 km tra Stabio e la Svizzera, con cippi storici e testimonianze del passato
Un sentiero lungo 13,5 km tra Stabio e la Svizzera, con cippi storici e testimonianze del passato

Il Sentiero dei cippi di Stabio, un itinerario di 13,5 chilometri che segue la frontiera tra il Canton Ticino e il Varesotto, offre una panoramica unica della storia e della complessità dei confini. L’itinerario, realizzato dall’Archivio della memoria di Stabio con il sostegno del Comune, permette di scoprire dodici punti di interesse dedicati ai cippi storici, alle dogane e ai luoghi significativi della frontiera. Lungo il cammino si incontrano pietre del Cinquecento, vecchie dogane e testimonianze di contrabbando e guerra, raccontando come si è formata una linea che divide due Stati, ma attraversa un territorio legato da lingua, paesaggio e storia.

Un confine che ha visto secoli di storia

La frontiera tra Stabio e il Canton Ticino ha una storia che risale a cinque secoli. Prima dell’Unità d’Italia, i territori oggi separati dalla frontiera appartenevano alla medesima area politica milanese. Stabio, Clivio, Cantello e gli altri centri della regione condividevano non soltanto lingua, commerci e relazioni familiari, ma anche l’appartenenza allo Stato di Milano. La frontiera politica nacque all’interno di un territorio che continuò però a vivere come un’area unitaria. La documentazione raccolta restituisce la paura degli abitanti, l’arrivo dei rifugiati e la presenza dei soldati svizzeri.

La frontiera fu anche un luogo di sorveglianza e di traffici clandestini. A partire dal 1895 la Guardia di Finanza italiana cominciò a installare la “ramina”, una rete metallica alta più di tre metri destinata a contrastare il contrabbando. Alcuni tratti sono ancora visibili lungo la linea. Il commercio illegale aveva radici antiche, ma aumentò dopo l’Unità d’Italia, quando le differenze fiscali e di prezzo resero conveniente trasferire le merci da un Paese all’altro. Per generazioni di abitanti della fascia di confine, contrabbandieri e finanzieri furono figure familiari di un paesaggio attraversato di notte da bricolle, pattuglie e sentieri nascosti.

Un accordo firmato a Varese quasi tre secoli fa

Il 2 agosto 1752, Austria e Confederazione sottoscrissero a Varese un trattato destinato a riordinare la frontiera. Due anni più tardi furono collocati 203 nuovi cippi lungo il confine dei baliaggi che avrebbero poi formato il Canton Ticino. Servivano a ridurre le controversie sull’utilizzo di boschi, prati e campi, in un’epoca nella quale pochi metri di terreno potevano determinare il diritto di tagliare legname, far pascolare gli animali o raccogliere i prodotti della terra. La numerazione ancora oggi utilizzata deriva da quel trattato.

Per i lettori varesini è un dettaglio significativo: una parte dell’ordine geografico tuttora visibile lungo il confine nasce da un accordo firmato nella loro città quasi tre secoli fa. Il percorso non parla soltanto attraverso le pietre. Lungo l’itinerario si incontrano le testimonianze della vita concreta della frontiera: le case doganali, i posti delle guardie, il valico pedonale di Rodero e il passaggio di Gaggiolo. Sul territorio di Stabio si contavano otto case doganali, oggi non più utilizzate. Il valico di Rodero, sempre riservato ai pedoni, fu molto frequentato tra le due guerre e poi nuovamente dal dopoguerra fino agli anni Settanta.

Vi passavano persone dirette al lavoro o ai negozi e, sul versante svizzero, questa circolazione aveva favorito l’apertura di due ristoranti e di un negozio di coloniali. Per affrontare il Sentiero dei cippi sono consigliate calzature adatte, acqua e la consultazione preventiva della mappa dell’Archivio della memoria di Stabio. I dati tecnici e le dodici tappe sono disponibili anche sul sito del Parco del Laveggio.