Rachel Goldberg-Polin: “Le persone innocenti si trovano da entrambe le parti”
Tre anni dopo l’attacco di Hamas, Rachel Goldberg-Polin parla del dolore, della speranza e della necessità di ascoltare entrambi i lati del conflitto.
Un dolore che non si spegne
Tre anni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Rachel Goldberg-Polin, madre di Hersh, il giovane israeliano sequestrato e ucciso in prigionia, racconta al Sir il suo dolore quotidiano, la memoria del figlio e la difficile ricerca della speranza. La donna, che ha vissuto la perdita di un figlio in un contesto di guerra e violenza, ha sottolineato come il dolore non si estingua, ma si rinnovi ogni giorno. «Sto soffrendo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo», ha detto, sottolineando che per chiunque abbia perso una persona essenziale per la propria identità, il dolore resta vivo e intatto. La perdita di Hersh è costantemente presente, proprio sopra di me.
La sofferenza di entrambi i lati
Nell’intervista, Rachel ha parlato non solo della sofferenza israeliana, ma anche di quella delle famiglie palestinesi. «Non esiste una competizione del dolore. Non c’è una gara per stabilire quali lacrime siano più salate», ha sottolineato. La donna ha sottolineato come la tentazione di scegliere una sola parte del conflitto sia forte, ma non giusta. «Le persone innocenti si trovano da entrambe le parti», ha detto, riferendosi a una frase che ha accompagnato la sua vita e la sua lotta per la pace. «Pensare diversamente significa oscurare quella scintilla divina che, secondo il Libro della Genesi, è presente nell’essere umano creato a immagine di Dio», ha aggiunto.
Non siamo un caso unico. Ci sono milioni di genitori nel mondo che, oggi, hanno seppellito i propri figli. Rachel ha anche parlato della necessità di spezzare la spirale di odio e violenza, per immaginare un futuro diverso per entrambi i popoli. «Possiamo scegliere la vita», ha detto, riferendosi a una frase che ha accompagnato la sua vita e la sua lotta per la pace. «Eppure, persino all’interno della parola “impossibile” si nasconde la parola “possibile”», ha sottolineato, sottolineando che la scelta è nostra. «La scelta è difficile. Ma la scelta è nostra», ha concluso.
Un messaggio per il mondo
Nel concludere l’intervista, Rachel ha espresso un messaggio di speranza e di unità. «Hersh era il nostro unico figlio maschio. Molte famiglie sono tentate di eroicizzare o mitizzare i giovani che muoiono. Ma credo che questo li svuoti e sottragga loro ciò che erano realmente», ha sottolineato. «La straordinarietà di Hersh stava nel fatto che era ‘ordinario’. Era imperfetto e meraviglioso», ha concluso. Non smetterò mai di ringraziare Dio per avermi donato quella benedizione eterna.
Rachel ha anche sottolineato l’importanza dell’ascolto e dell’empatia come strumenti per spezzare il ciclo di dolore e violenza. «L’odio esercita su di noi una forza seducente e naturale. Ma, alla fine della giornata, urlare nella rabbia e nella bruttezza raramente ci aiuta a guarire la nostra sofferenza», ha detto. «Il dolore ci ostacola e ci acceca. È così che gli esseri umani hanno gestito i conflitti nel corso della storia e continuano a farlo ancora oggi. Non è servito a molto. Eppure, rimane il nostro metodo abituale.»
