Puma della Patagonia mostrano comportamento sociale incontrollato: studio di Oxford

Puma della Patagonia mostrano comportamento sociale incontrollato, studio di Oxford svela dinamiche ecologiche nuove.

La popolazione dei puma della Patagonia sta mostrando un comportamento sociale inaspettato, in un contesto ecologico in rapida evoluzione. Lo studio pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B ha evidenziato come la reintroduzione naturale di questi grandi felini nel Parco Nazionale Monte León abbia portato a una modifica significativa delle loro abitudini. I puma, tradizionalmente solitari e territoriali, sembrano adattarsi a tollerare la presenza di altri individui, un comportamento insolito per una specie che non si è mai mostrata socievole. Questo fenomeno, osservato in un ambiente in cui i pinguini di Magellano si sono insediati in colonie sempre più numerose, ha suscitato interesse tra gli scienziati e ha riacceso il dibattito sull’adattabilità comportamentale dei grandi felini.

Un ecosistema in riassestamento

La storia dei puma nella Patagonia argentina è legata a un periodo di estinzione quasi totale, causato dall’espansione dell’allevamento ovino tra il XIX e il XX secolo. Durante questo periodo, i puma furono sistematicamente cacciati e avvelenati, riducendo la loro popolazione a livelli critici. L’istituzione del Parco Nazionale Monte León nel 2004 ha segnato l’inizio della ripopolazione naturale dell’area. Con l’assenza dei predatori, i pinguini di Magellano si sono insediati in colonie sempre più numerose lungo la costa patagonica. Quando i puma sono tornati, hanno trovato un ambiente radicalmente diverso, con una preda che non avevano mai incontrato.

La densità di puma registrata a Monte León è la più alta mai documentata in un singolo sito. Questo dato suggerisce come la disponibilità di una preda atipica stia modificando la struttura demografica locale della specie. Inoltre, i puma hanno mostrato una maggiore tolleranza reciproca, un comportamento atipico per una specie solitaria.

Una dieta inaspettata e una tolleranza sociale

Il puma è tradizionalmente un cacciatore di mammiferi erbivori di media e grande taglia. L’idea che possa adattarsi a predare uccelli di piccole dimensioni come i pinguini di Magellano rappresenta un’anomalia comportamentale degna di studio. Secondo lo studio, l’abbondanza di pinguini nell’area ha generato la densità di puma più alta mai registrata in un singolo sito. Questo fenomeno, osservato da un team di ricercatori guidati da Mitchell Serota, ecologista della conservazione e autore principale della ricerca, ha suscitato interesse per la sua importanza nell’ecologia comportamentale.

Non si tratta di caccia cooperativa strutturata nel senso etologico del termine. Le evidenze disponibili indicano che l’abbondanza di prede ha ridotto la pressione competitiva tra i puma, rendendo meno costoso tollerare la presenza di conspecifici. Questo comportamento, pur atipico, sembra essere una risposta naturale a un contesto ecologico in cui le risorse sono abbondanti e concentrate. Il ritorno dei puma ha generato un cambiamento significativo nell’ecosistema. I puma, tornando, non si sono limitati a occupare la nicchia che avevano lasciato. Hanno trovato un paesaggio ecologico profondamente cambiato, con nuove prede disponibili, e hanno risposto con una flessibilità che la letteratura scientifica sul Puma concolor non aveva ancora documentato in questi termini.

Questo studio ha anche sfidato alcuni assunti consolidati. Il puma era considerato un predatore la cui socievolezza si limitava agli accoppiamenti e, in parte, alle cure parentali. L’idea che la struttura delle risorse disponibili possa modificare in modo misurabile la sua organizzazione spaziale e sociale apre domande nuove: questi cambiamenti sono reversibili? Si trasmettono tra generazioni attraverso l’apprendimento? Quanto velocemente un predatore apicale può ricalibrare il proprio repertorio comportamentale? Lo studio non risponde a tutte queste domande, ma le pone con rigore, contribuendo a una comprensione più profonda della plasticità comportamentale dei grandi felini.