Piano faunistico venatorio in Toscana: Barnini chiede equilibrio tra tradizione e innovazione

La Toscana approva un piano faunistico venatorio che cerca di unire sostenibilità e tradizione, con l’apertura di Brenda Barnini.

Aula regionale discute piano faunistico venatorio, con apertura di Brenda Barnini e ringraziamenti al settore
Aula regionale discute piano faunistico venatorio, con apertura di Brenda Barnini e ringraziamenti al settore

La Toscana ha avviato la discussione in Aula per l’approvazione del Piano faunistico venatorio regionale (Pfvr), un documento che cerca di unire la tutela ambientale con le esigenze delle comunità locali e del settore venatorio. La presidente della commissione Sviluppo economico, Brenda Barnini (Pd), ha aperto i lavori sottolineando l’importanza di un piano che superi logiche frammentate e porti a un equilibrio tra conservazione del patrimonio naturale, attività agricole e sicurezza dei cittadini. L’obiettivo, ha spiegato Barnini, è creare un modello di gestione che non si basi solo sulla tradizione, ma sull’innovazione e su dati scientifici aggiornati.

Un piano complesso e di grande impatto

Il Piano faunistico venatorio, approvato dopo un lavoro congiunto tra le commissioni Ambiente e Sviluppo economico, rappresenta un passo significativo per la regione. Barnini ha definito il documento come “il primo vero Piano faunistico regionale”, sottolineando l’impegno e la collaborazione tra diversi soggetti coinvolti. “Non stiamo discutendo chi è a favore o contro la caccia, ma come costruire un piano che tenga insieme diversi obiettivi”, ha detto la presidente, riconoscendo la complessità del tema. Il piano, che dovrà essere approvato in Aula, cerca di rispondere a esigenze diverse: la tutela della fauna, la difesa del lavoro agricolo e la prevenzione dei danni causati da animali selvatici.

Un equilibrio tra tradizione e innovazione

Secondo Barnini, l’attività venatoria è parte integrante del patrimonio culturale e identitario della Toscana, ma non può più essere garantita solo dalla tradizione. “In futuro, dovrà essere sostenuta dall’innovazione”, ha sottolineato, evidenziando la necessità di un piano basato su dati aggiornati, monitoraggi costanti e valutazioni scientifiche trasparenti. La presidente ha anche ricordato che la fauna selvatica è un bene pubblico da tutelare, e che la strategia regionale deve tenere conto di tutti i fattori: conservazione, equilibrio faunistico, sicurezza e responsabilità. “Serve una programmazione moderna, che permetta di costruire un equilibrio più avanzato”, ha concluso Barnini.

La discussione in Aula ha visto la respinta di tre questioni pregiudiziali presentate dalla minoranza, che chiedevano il rinvio dell’approvazione del piano. Alessandro Capecchi (FdI) aveva sollevato la mancata quantificazione delle risorse necessarie per il monitoraggio ambientale anno per anno. La presidente della commissione Sviluppo economico ha ringraziato il settore regionale, il dirigente Ferretti, il Nurv (Nucleo di valutazione regionale) e tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione, sottolineando l’enorme lavoro di squadra che ha portato alla redazione del piano. “Abbiamo fatto un gran lavoro, anche faticoso, con l’intento di aver dato le risposte a diversi mondi: agricolo, ambientalisti, cacciatori”, ha commentato Gianni Lorenzetti, presidente della commissione Ambiente.

Il piano, che dovrà essere approvato in Aula, rappresenta un tentativo di trovare un punto di sintesi tra interessi diversi, con l’obiettivo di garantire una gestione responsabile e regolata dell’attività venatoria. La Toscana, come ha sottolineato Barnini, ha la possibilità di fare meglio e prima degli altri, grazie a una programmazione moderna e a una collaborazione tra istituzioni, agricoltori e comunità locali. L’approvazione del piano segna un passo avanti verso una gestione sostenibile del territorio e del patrimonio naturale regionale.