Pesticidi nell’uva: test svizzero segnala residui in quindici prodotti
Test su venti campioni di uva rileva pesticidi in quindici prodotti, tra cui due biologici italiani.
Un test condotto in Svizzera su venti campioni di uva ha rilevato la presenza di pesticidi in quindici prodotti, tra cui due biologici italiani. I campioni sono stati acquistati in supermercati elvetici e analizzati da una rivista specializzata. Tra i risultati, quattro dei cinque campioni senza residui sono italiani, mentre l’ultimo proviene dalla Spagna. I pesticidi rilevati sono complessi: in alcuni casi si registrano fino a otto sostanze diverse in un unico prodotto. La presenza di pesticidi fluorurati, che possono degradarsi nell’ambiente formando sostanze persistenti, ha suscitato preoccupazioni per l’impatto ambientale.
Residui multipli e rischi tossicologici
Saldo ha segnalato la presenza di sei diverse sostanze appartenenti a una categoria di pesticidi fluorurati, che potrebbero contribuire alla formazione di sostanze persistenti come l’acido trifluoroacetico (TFA). La rivista ha anche evidenziato che in tredici campioni sono presenti almeno una tra cinque sostanze associate a rischi per lo sviluppo prenatale o per i bambini allattati. Tra queste, spicca l’acetamiprid, un insetticida ammesso nell’agricoltura biologica. I produttori interpellati da Saldo hanno dichiarato di rispettare le leggi vigenti, ma la rivista ha criticato il sistema di limiti che si applica a singole sostanze, senza considerare gli effetti cumulativi.
Concentrazioni elevate in alcuni prodotti
Il prodotto con la concentrazione più elevata di pesticidi è l’uva Vittoria di Volg, di origine italiana, che presenta due insetticidi e sei fungicidi per una concentrazione complessiva di 0,647 milligrammi per chilo. Altra preoccupazione è rappresentata dall’uva Cotton Candy senza semi di Migros Extra, che ha registrato una somma di residui di 1,14 milligrammi per chilo. Tra i campioni analizzati, dodici contengono pesticidi fluorurati, che la rivista collega alla problematica dei PFAS e dei loro prodotti di degradazione nell’ambiente.
Il lavaggio, pur riducendo parzialmente i residui, non elimina completamente i pesticidi. In alcuni casi, le concentrazioni sono dimezzate, ma in altri il trattamento non ha avuto effetto. La rivista ha anche sottolineato che la sola immersione in acqua è risultata meno efficace del risciacquo. Questi dati mettono in luce la complessità dei residui chimici negli alimenti e la necessità di un controllo più rigoroso durante la produzione.
Il test ha confermato una situazione già segnalata in precedenti analisi, come il caso del 2019 in cui un grappolo di uva bianca da tavola conteneva 19 molecole diverse. Anche se alcuni prodotti non presentano residui, la presenza di pesticidi in molti campioni solleva domande sulle pratiche agricole e sull’impatto a lungo termine sulla salute e sull’ambiente. La rivista Saldo ha chiesto un approccio più severo nella valutazione dei pesticidi, che tenga conto non solo delle singole sostanze, ma anche dei loro effetti combinati.
Quattro dei cinque campioni senza residui sono italiani, tra cui il Spar uva bianca senza semi, il Bio Natura uva bianca di Aldi, il Coop uva fragola e il Naturaplan Bio Demeter di Coop. L’ultimo, il Volg uva chiara senza semi, proviene invece dalla Spagna. Due dei prodotti senza pesticidi rilevati sono biologici, mentre tre sono convenzionali. Questo risultato dimostra che anche l’uva coltivata con metodi convenzionali può arrivare sullo scaffale senza residui rilevabili. Naturalmente, “non rilevato” significa che le analisi non hanno individuato residui alle condizioni e ai limiti di rilevazione del metodo utilizzato.
