«Un padre italiano ha organizzato un blitz per recuperare il figlio in Romania e ora aiuta altri genitori»
Un padre italiano ha speso 37mila euro per organizzare un blitz e riportare il figlio in Romania, ora aiuta altri genitori in difficoltà.
Un padre italiano ha organizzato un blitz per recuperare il figlio in Romania
Nicholas DauSchmidt, avvocato americano e ex capitano dell’esercito statunitense, ora riservista a Vicenza, ha speso 37mila euro per organizzare un’operazione segreta per recuperare il figlio, portato in Romania senza il suo consenso. Dopo due anni di vicende giudiziarie, il padre ha deciso di mettere a disposizione la sua esperienza per aiutare altri genitori italiani alle prese con situazioni simili. L’operazione, chiamata in codice “Gardaland”, ha visto il padre organizzare voli, detective e un intervento diretto per riportare il figlio a casa. Il figlio era a Bucarest, portato via senza il suo consenso. Ne denunciò subito la sottrazione, ma poi agì.
La giustizia romena non ha risposto al richiamo Dopo che la madre aveva portato il figlio in Romania, DauSchmidt ha denunciato la sottrazione del minore, ma le procedure ufficiali non hanno dato risultati. «Ho scoperto che la politica ufficiale del Governo rumeno è quella di non procedere materialmente al recupero e alla restituzione dei minori», ha spiegato. Il processo non è ancora iniziato, nonostante la Procura di Vicenza abbia contestato la sottrazione del minore e l’elusione dei provvedimenti del tribunale. La prima udienza predibattimentale era stata fissata per luglio, ma è stata rimandata più volte. DauSchmidt, uomo di legge, non avrebbe mai immaginato queste tempistiche.
Un’attività a disposizione di tutti i genitori
DauSchmidt, che ha già ricevuto richieste di aiuto da altri genitori, ha creato una rete privata composta da veterani dell’esercito, investigatori privati e professionisti. L’obiettivo è aiutare i genitori che si trovano in situazioni simili, dove le procedure istituzionali non bastano. «Voglio che nessuno si trovi a vivere quello che ho passato io», ha detto. La sua iniziativa è rivolta a tutti i genitori, ma la maggioranza dei casi riguarda i padri. L’attività, in realtà, è messa a disposizione di tutti i genitori, madri e padri. La madre continua a portare il figlio in auto con targa romena
Nonostante il figlio sia tornato in Italia, la madre continua a portarlo in auto con targa romena, in contrasto con le regole previste per le visite. DauSchmidt ha contestato il comportamento dei Servizi Sociali, sostenendo di aver espresso il proprio consenso al trasporto. La madre, però, ha continuato a far salire il figlio sull’auto, senza il suo accordo. L’avvocata della madre ha distanziato la ricostruzione del padre, dicendo che la questione è sub iudice. Il figlio sale di nuovo su quell’auto con targa romena: «L’ho saputo solo dopo».
La giustizia non ha dato risposte sufficienti. DauSchmidt, che ha speso migliaia di euro per il recupero del figlio, ha visto il processo rimandato più volte. L’udienza fissata per dicembre è l’unica ancora in programma. La sua esperienza, però, lo ha spinto a mettere a disposizione la sua rete per aiutare altri genitori in difficoltà. La sua battaglia non è finita, ma è diventata un’arma a favore di chi si trova in situazioni simili.
