Omicidio Sharon Verzeni, l’ultima udienza: in aula i familiari, attesa la sentenza su Moussa Sangare
L’ultima udienza per l’omicidio di Sharon Verzeni: in aula i familiari e l’avvocato della famiglia, attesa la sentenza su Moussa Sangare.

L’ultima udienza del processo per l’omicidio di Sharon Verzeni si è svolta oggi al Tribunale di Bergamo, con l’imputato Moussa Sangare e il suo legale presente in aula. I familiari della vittima, tra cui il fidanzato Sergio Ruocco, hanno assistito al dibattimento, mentre il pm Emanuele Marchisio ha replicato alla memoria difensiva depositata dall’avvocata Tiziana Baccicca. La sentenza, già slittata a causa del cambio di difensore da parte dell’imputato, potrebbe essere annunciata in camera di consiglio dopo le dichiarazioni di entrambe le parti.
Le prove del pm e il Dna di Sharon
Il pm Marchisio ha sottolineato l’importanza delle prove inconfutabili a carico di Moussa Sangare, tra cui il ritrovamento del Dna di Sharon Verzeni sulla bicicletta dell’imputato. Secondo il pm, il Dna non è stato contaminato e conferma la sua colpevolezza. Inoltre, le telecamere hanno registrato l’assenza di altre persone in bicicletta a quella velocità, confermando la presenza solo di Sangare. Marchisio ha anche sottolineato che la versione dell’aggressione, descritta come “velocissima e rapidissima”, è identica a quella fornita davanti al gip.
Le ferite sul corpo di Sharon sono tecnicamente perfettamente corrispondenti con la descrizione del delitto.
L’avvocato della famiglia, Lugi Scudieri, ha espresso la sua convinzione sulla colpevolezza di Sangare, sottolineando che le prove, tra cui il Dna, non sono state contestate in modo fondate. Scudieri ha anche ribadito che l’imputato ha scelto volontariamente di essere un assassino e un uomo pericoloso, senza alcun motivo giustificabile.
La difesa di Sangare e le contestazioni
L’avvocata Tiziana Baccicca ha chiesto l’assoluzione per l’imputato e ha sottolineato che la confessione di Sangare potrebbe essere frutto di un disturbo psichico. Secondo la difesa, gli inquirenti hanno dimostrato la presenza di Sangare, ma non hanno escluso la possibilità che fosse un testimone dell’omicidio. Baccicca ha anche contestato la perizia medica legale, sottolineando aspetti non chiari, come l’altezza dell’omicida e la tempistica dell’aggressione.
Non vi è alcuna prova certa a carico di Moussa Sangare del suo coinvolgimento.
La difesa ha anche sottolineato che non c’è traccia di sangue sul coltello né sull’appartamento in cui Sangare è entrato dalla finestra. L’avvocata ha ipotizzato che le tracce biologiche potrebbero essere state trasportate dagli agenti atmosferici. Inoltre, ha sottolineato che la ricostruzione del delitto potrebbe non essere completa, e che non è inverosimile che l’assassino possa essere uscito da una delle case vicine.
Dopo le dichiarazioni di entrambe le parti, la Corte d’assise si è riunita in camera di consiglio per decidere la sentenza. L’udienza si è conclusa intorno alle 12.45, con l’attesa della decisione finale che potrebbe arrivare nei prossimi giorni.
