Nuovo studio francese mette in dubbio l’efficacia della caccia per ridurre i danni della fauna selvatica
Nuovo studio francese mette in dubbio l’efficacia della caccia per ridurre i danni della fauna selvatica

Un nuovo studio condotto in Francia ha messo in dubbio l’efficacia della caccia come strumento per ridurre i danni causati dalla fauna selvatica. L’analisi, basata su dati raccolti tra il 2015 e il 2022, ha esaminato migliaia di abbattimenti e ha rilevato che il controllo letale non ha prodotto una riduzione significativa dei danni economici. L’obiettivo del lavoro era verificare se l’aumento degli interventi di caccia potesse realmente limitare i danni agli allevamenti e alle coltivazioni, ma i risultati mostrano un quadro diverso. Secondo le stime, ogni anno vengono abbattuti circa 1,7 milioni di esemplari appartenenti a specie considerate nocive per l’agricoltura.
Controlli letali non riducono i danni
Nonostante un elevato numero di animali eliminati, i danni continuano a rimanere elevati anche negli anni successivi. In diversi dipartimenti francesi, ad esempio, si osserva che i danni economici denunciati dagli agricoltori e allevatori si mantengono costanti, nonostante l’intensificazione del controllo letale. I dati relativi alle popolazioni riproduttive di corvidi e storni mostrano che il controllo letale non determina una diminuzione significativa del numero di individui durante la stagione riproduttiva.
Per alcune specie, come la ghiandaia e lo storno, è stata osservata un’associazione positiva tra l’intensità degli abbattimenti e l’abbondanza degli animali.
Lo studio ha anche analizzato l’aspetto economico del controllo letale, rilevando che il costo complessivo delle operazioni è compreso tra 103 e 123 milioni di euro ogni anno. I danni economici, invece, ammonterebbero a una cifra compresa tra 8 e 23 milioni di euro annui. Ciò significa che il sistema di controllo può arrivare a costare fino a otto volte di più rispetto alle perdite economiche che dovrebbe contribuire a prevenire.
Alternative al controllo letale
Lo studio invita a considerare alternative al controllo letale, come sistemi di dissuasione non letali o strategie di gestione adattativa dei conflitti. Gli autori sottolineano che molte delle specie considerate “nocive” svolgono in realtà importanti funzioni ecologiche. Ad esempio, le volpi e gli altri piccoli carnivori contribuiscono al contenimento delle popolazioni di roditori, mentre diversi corvidi favoriscono la dispersione dei semi e la rigenerazione delle foreste.
La ghiandaia, ad esempio, è considerata una delle principali responsabili della diffusione delle ghiande, contribuendo alla nascita di nuovi alberi e al mantenimento degli ecosistemi forestali.
Secondo gli studiosi, anche gli aspetti etici e sociali della gestione della fauna stanno assumendo un peso sempre maggiore nelle politiche europee dedicate alla conservazione della biodiversità. La conclusione dello studio è netta: «Poiché il controllo letale è inefficace, economicamente ingiustificabile ed eticamente discutibile, raccomandiamo che la riduzione dei costi economici dei danni si concentri urgentemente sulla prevenzione dei danni stessi, che non richiede il controllo letale». Questa posizione potrebbe alimentare un dibattito tra comunità scientifica, istituzioni e mondo agricolo, in un momento in cui cresce la ricerca di soluzioni capaci di conciliare la tutela delle attività produttive con la conservazione della fauna selvatica e degli equilibri naturali.
