Minor Hotels e CBRE: il soft brand come strumento strategico per l’hospitality italiana

CBRE e Minor Hotels sottolineano il potenziale del soft brand per l’hospitality italiana, con dati su crescita e investimenti.

Un modello adatto al mercato italiano

L’Italia si conferma una destinazione chiave per gli investimenti immobiliari alberghieri in Europa, con un tasso di crescita della domanda superiore alla media continentale. Secondo l’evento “Are Hotel Brands the new tool to maximize investors’ returns?” organizzato da CBRE in collaborazione con Minor Hotels, il settore alberghiero rappresenta tra il 10% e il 12% degli investimenti immobiliari in Europa, con volumi attesi in Italia superiori a 2,3 miliardi di euro nel 2026. In un mercato in evoluzione, i soft brand emergono come una formula particolarmente adatta al contesto italiano, combinando autenticità e solidità operativa. La flessibilità dei soft brand permette di preservare l’identità dell’hotel, mentre si beneficia della rete globale di un gruppo alberghiero.

Un mercato in crescita e in evoluzione

La domanda ricettiva in Italia ha registrato 308 milioni di presenze alberghiere nel 2026, con il 57% proveniente dall’estero. Le previsioni indicano un tasso annuo di crescita composto (CAGR) della domanda pari al 4,3% fino al 2030, superiore alla media europea. Questo incremento è accompagnato da una trasformazione nel profilo degli investitori: dal 2019 si è assistito a una crescita significativa degli sviluppatori e dei proprietari con una visione orientata alla gestione operativa e a lungo termine, la cui presenza è triplicata. Parallelamente, la quota degli investment manager si è ridotta di circa 20%.

L’Italia presenta uno dei più ampi potenziali di crescita in Europa in termini di brandizzazione del comparto alberghiero. Al momento, solo il 22% delle camere degli hotel è affiliato a un marchio, rispetto al 62% del Regno Unito, al 55% della Francia, al 48% della Germania e al 46% della Spagna. Questo ampio margine di sviluppo rappresenta un’importante opportunità per gli investitori, poiché la presenza di un brand contribuisce a rafforzare la finanziabilità dell’asset, ad aumentarne la liquidità in fase di dismissione e a ridurne il rischio operativo.

Il soft brand permette di mantenere l’unicità dell’hotel, mentre si beneficia della rete distributiva e dei servizi di un gruppo alberghiero. CBRE e Minor Hotels hanno sottolineato l’importanza di un approccio integrato per valorizzare l’asset nel lungo periodo. CBRE ha costruito una piattaforma che affianca investitori e proprietari lungo l’intero ciclo di vita dell’hotel, dalla definizione della strategia di investimento alla valutazione dell’asset, fino ai progetti di design, riposizionamento e sostenibilità. Minor Hotels, con 60 hotel suddivisi su sette brand e un team locale di grande esperienza, si posiziona come partner strategico per cogliere il potenziale del mercato italiano.

La combinazione di conoscenza locale e portata globale è un vantaggio chiave per la crescita sostenibile. Con un portafoglio di 12 marchi, tra hard e soft brand, Minor Hotels applica un approccio “asset-right”, cucendo su misura il brand e il modello operativo più adatti a ciascuna destinazione, immobile, proprietario o investitore e segmento di mercato. Questa flessibilità permette di accelerare una crescita sostenibile in Italia, preservando l’individualità e valorizzando nel lungo termine ciascuna proprietà.

  • CBRE e Minor Hotels promuovono il soft brand come soluzione adatta al mercato italiano.
  • Il settore alberghiero italiano rappresenta un’importante opportunità per gli investitori.
  • La flessibilità dei soft brand permette di preservare l’identità dell’hotel.