Luigi Di Razza: l’umorismo come strumento per raccontare Pozzuoli
Luigi Di Razza racconta Pozzuoli con ironia e umorismo, unendo storia e presente.

Luigi Di Razza, 33 anni, nato e cresciuto a Pozzuoli, ha scelto di raccontare la sua città con ironia e umorismo, unendo la cultura locale al presente. «Ho iniziato a parlare di Pozzuoli perché era quello che conoscevo di più», spiega. «Ci sono nato, conosco i luoghi, la cultura, il modo di parlare e ho sempre cercato, attraverso l’umorismo e la risata, di portare anche qualcosa di più o di far conoscere la novità di un luogo così affascinante e ricco di storia come possono essere i Campi Flegrei». La sua narrazione, fatta di piccole cose, si basa su luoghi comuni, dialetto e vita di tutti i giorni, elementi che fanno parte della sua identità e della sua storia.
Un racconto leggero di un luogo profondo
Luigi ha iniziato a parlare di Pozzuoli come un modo per condividere la sua conoscenza e la sua passione. «Ho iniziato per divertimento», racconta. «Non avevo alcuna pretesa: volevo solo riuscire a far divertire su qualcosa che potesse farci sentire tutti un po’ meno soli e abbandonati a noi stessi». La sua ironia è diventata un punto di partenza per raccontare una città, unendo la sua storia personale a quella collettiva. «Raccontare il vissuto, il dialetto, mi sembrava il modo più interessante e intelligente per incuriosire un utente medio che si trova a scrollare Tik Tok nel tempo libero».
La sua narrazione è un modo per far conoscere Pozzuoli, ma anche per farla sentire parte di una comunità condivisa.
La ferita del bradisismo e la rinascita di Pozzuoli
Pozzuoli ha alle sue spalle una storia millenaria fatta di pescatori, verità nascoste e di una ferita, quella del bradisismo, che continua, periodicamente, a farsi sentire. «Fanno quasi parte della nostra identità», racconta Luigi. «Per chi è cresciuto tra queste strade sono parte integrante della vita, ci siamo quasi abituati. Resta qualcosa di difficile da gestire, ma stiamo imparando gradualmente a farlo e a conviverci nel modo migliore possibile». Nonostante la grande crisi bradisismica in corso da anni, la città sta vivendo un periodo di rinascita culturale ed economica, legata anche alla scelta del Rione Terra per un importante progetto di rilancio collegato ai team in gara dell’America’s Cup 2027.
La città, pur affrontando sfide, si sta rialzando con forza e determinazione.
Diventare papà di due bambini ha aperto ancor di più gli orizzonti di Luigi Di Razza, che ha unito al racconto della sua città anche quello della genitorialità. «Affrontare la vita da genitore all’interno è stato spontaneo», ha spiegato. «Volevo raccontare ciò che stavo vivendo senza troppi giri di parole – chiarisce – mettere i pensieri su carta mi ha sempre aiutato a far quadrare i conti con me stesso e con gli altri». Il libro, intitolato “Faccio sempre tutto io”, arrivato nelle librerie lo scorso aprile, è un esempio di come la narrativa possa unire le esperienze personali a quelle collettive, creando un legame tra passato e presente.
Luigi sentiva l’esigenza di raccontare i suoi luoghi e la sua storia senza aspettative e facendo in modo che tutti potessero riconoscersi. «Al di là della retorica e di tutto, volevo farlo», ha concluso. La sua narrazione, fatta di piccole cose, è un modo per far conoscere la città, ma anche per farla sentire parte di una comunità condivisa.
La viralità sui social network arriva nel 2021, poco dopo la pandemia, ma raggiunge il picco durante le prime grandi scosse di terremoto nei Campi Flegrei del 2023. «Raccontare il vissuto, il dialetto, mi sembrava il modo più interessante e intelligente per incuriosire un utente medio che si trova a scrollare Tik Tok nel tempo libero». La sua ironia è diventata un punto di partenza per raccontare una città, unendo la sua storia personale a quella collettiva.
