L’appalto milionario e la tensione tra Crosetto e Masiello
L’inchiesta sull’appalto da 49 milioni di euro vede tensioni tra il ministro Crosetto e il generale Masiello. La procura chiede l’archiviazione parziale.
L’appalto da 49 milioni di euro per la realizzazione della Bolla tattica multidominio ha scatenato un giallo che coinvolge il ministro della Difesa Guido Crosetto e il generale Carmine Masiello. L’inchiesta, avviata a seguito della denuncia del titolare della Defcomm srl, Federico Zarghetta, ha portato alla richiesta di archiviazione parziale da parte della procura di Roma. Zarghetta, escluso dall’affare, aveva denunciato ingiustizie e, su suggerimento di Crosetto, aveva presentato una segnalazione ai carabinieri. Gli atti dimostrano che il quadro emerso è molto diverso da quanto descritto dall’imprenditore.
Le incongruenze nell’inchiesta
Secondo i magistrati capitolini, le dichiarazioni di Zarghetta non sono state confermate da prove concrete. «All’esito di quanto emerso il quadro che si è prospettato è risultato molto diverso da quello che era stato descritto da Zarghetta», scrivono i pm. L’imprenditore, a detta di Crosetto, avrebbe conosciuto il potenziale dell’Aise, i servizi segreti interni, sin da quando era presidente di Aiad. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che l’estromissione di Zarghetta non è stata frutto di un sistema di favori, ma di un collaudo andato male. Nonostante i tentativi di rientrare nell’affare, Zarghetta non è riuscito a far parte del progetto.
Le prove non confermano le accuse di Zarghetta. La procura ha chiesto l’archiviazione parziale, sottolineando che non si ravvisano i presupposti per configurare ipotesi di reato. L’inchiesta ha analizzato messaggi WhatsApp, intercettazioni e dati estratti da dispositivi sequestrati, ridimensionando o contraddicendo alcuni passaggi della versione di Zarghetta.
Il ruolo di Miorotti e le pressioni
Il consigliere di Crosetto, Stefano Miorotti, ha avuto un ruolo significativo nel processo. La messaggistica WhatsApp estratta dal telefono di Ambrogio D’Arrezzo, rappresentante legale di Tekné, dimostra che Miorotti aveva già iniziato a mettere in contatto Zarghetta con l’azienda abruzzese nel novembre 2023. Tuttavia, Miorotti ha negato di aver avuto un ruolo nella procedura contrattuale, sostenendo di aver acquisito piena conoscenza del progetto solo in occasione dell’esercitazione “Stella Alpina”. I pm hanno rilevato una contraddizione: Miorotti, che dice di aver conosciuto Zarghetta grazie alla segreteria di Crosetto, ha messo in contatto l’imprenditore con Masiello, il capo di Stato maggiore della Difesa.
La tensione tra Crosetto e Masiello è emersa nel momento in cui Zarghetta ha denunciato l’ingiustizia. Masiello, che aveva sempre apprezzato Tekné, ha visto sfumare la sua fiducia. La procura ha chiesto l’archiviazione parziale, ma il sindacato militare ha espresso opposizione, sostenendo che ci sono profili meritevoli di approfondimento. La vicenda ha messo in luce le complessità di un appalto segreto, coinvolgendo imprenditori, militari e alti funzionari. La richiesta di archiviazione non cancella le tensioni, ma segna un passo avanti nella ricostruzione di un caso che ha scosso il settore della difesa. La verità, per ora, resta in bilico tra dichiarazioni e prove.
