L’acqua sannita e il 45% di Acea: Ceppaloni chiede chiarimenti a Fico
Ceppaloni sollecita Fico su gestione pubblica dell’acqua sannita e partecipazione di Acea al 45%.
Il Comune di Ceppaloni ha inviato una lettera di richiesta di chiarimenti al presidente della Regione Campania Roberto Fico, all’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro, all’Ente Idrico Campano, ad Alto Calore e a Sannio Acque. La richiesta, firmata dal sindaco Claudio Cataudo e dall’assessore Giuseppe Varricchio, nasce dopo il decreto numero 71 del 23 settembre, con cui Fico ha affidato a Sannio Acque la gestione del servizio idrico per 27 anni, con il 55% delle quote ai Comuni e il 45% ad Acea, società privata. La lettera solleva questioni su come si concilii la gestione pubblica dell’acqua sannita con l’affidamento al socio privato.
Un modello misto e una governance in discussione
La lettera di Ceppaloni richiama i rilievi della Corte dei conti, che avevano evidenziato criticità nella governance della società. Secondo quanto ricostruito nel documento, lo statuto prevede un Amministratore Delegato designato dal socio privato e la scelta del Direttore Generale attribuita allo stesso socio. Inoltre, i patti parasociali prevedono che determinate deliberazioni passino con il voto favorevole del socio privato, un meccanismo definito dalla Corte come un vero e proprio potere di veto. La richiesta del Comune si concentra soprattutto su come siano stati affrontati i rilievi della magistratura contabile, in particolare sulla sostenibilità finanziaria, sui rischi e sulle riserve targate.
La gestione pubblica non si concilia con il modello misto. Il Comune sottolinea che il programma della coalizione che ha sostenuto Fico indicava il principio della gestione pubblica dell’intero ciclo delle acque. La stessa posizione è stata ribadita da Fico il 16 settembre, quando ha dichiarato: “Sono convinto che la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua debba essere in mani pubbliche”. Sette giorni dopo, però, è arrivato l’affidamento a Sannio Acque, con il 45% di Acea. La lettera di Ceppaloni chiede quindi spiegazioni su come un modello misto possa essere compatibile con la gestione pubblica dell’acqua sannita e con il programma elettorale.
Un piano economico finanziario e un rischio per i Comuni
Il Piano economico finanziario richiamato nella nota prevede 260,2 milioni di euro di investimenti in 27 anni, che il documento indica come coperti dalla tariffa. Al gestore uscente Gesesa sarebbero riconosciuti oltre 41,3 milioni di euro di valore residuo, mentre ad Alto Calore 5,86 milioni. La questione delle cosiddette “riserve targate” è particolarmente delicata: lo statuto prevede un meccanismo attraverso il quale le perdite della società possono essere coperte utilizzando riserve riferite ai singoli soci. Se insufficienti, il socio sarebbe chiamato a ricostituirle. Il rischio evidenziato è quindi quello di ulteriori esborsi per i Comuni oltre alla quota iniziale di capitale.
La lettera di Ceppaloni solleva anche la questione del passaggio da Alto Calore a Sannio Acque. Il 24 settembre, Alto Calore avrebbe chiesto ai 31 Comuni sanniti interessati la documentazione sulle reti fognarie e sugli impianti di depurazione per predisporne il passaggio. Quattro giorni dopo, però, l’Ente Idrico Campano avrebbe sostenuto che Alto Calore non avesse titolo per chiedere quel trasferimento e che il passaggio dovesse avvenire verso il nuovo gestore. Due indicazioni diverse nel giro di quattro giorni. Il Comune chiede quindi di sapere chi gestirà fognature e depurazione durante la transizione, quando partirà effettivamente Sannio Acque, cosa accadrà al personale di Alto Calore e come verrà gestito il passaggio delle utenze.
Una questione politica sul tavolo di Palazzo Santa Lucia. La lettera conclude con un messaggio diretto agli altri sindaci: Ceppaloni invita quelli serviti da Alto Calore a pretendere risposte prima di qualsiasi ulteriore adesione, trasferimento di reti e impianti o dismissione delle quote detenute in Alto Calore. Agli altri Comuni viene chiesto di valutare attentamente convenienza economica e sostenibilità finanziaria dell’operazione. A tutti viene ricordata la necessità della consultazione pubblica prima di una scelta destinata a vincolare le comunità per 27 anni. La questione politica che adesso arriva direttamente sul tavolo di Palazzo Santa Lucia è: quanto resta realmente pubblico dell’acqua sannita se il socio privato possiede il 45% e, secondo i rilievi richiamati da Ceppaloni, conserva un peso determinante nella governance della società?
