Idrocarburi nell’olio: i Moah sono genotossici e bisogna ridurli al massimo

I Moah, idrocarburi aromatici presenti negli oli vegetali, sono genotossici e non esiste una dose sicura per la salute umana.

La presenza di idrocarburi aromatici (Moah) negli oli vegetali rappresenta un rischio per la salute, in quanto non esiste una dose sicura per l’uomo. Secondo Daniele Mandrioli, tossicologo di fama internazionale, i Moah sono sostanze genotossiche che non dovrebbero essere presenti negli alimenti. L’obiettivo non è solo mantenere i livelli al di sotto del limite di legge, ma ridurre al massimo la contaminazione in tutta la filiera alimentare.

Contaminazione alimentare e rischio per la salute

I Moah, derivati dagli oli minerali, sono ubiquitari e possono contaminare la catena di fornitura a ogni passaggio. Gli oli vegetali, in particolare quelli di oliva, si sono dimostrati tra i prodotti più contaminati da queste sostanze. Secondo l’Efsa, rappresentano una delle principali fonti di esposizione alimentare a composti genotossici. La dieta mediterranea, con il suo alto consumo di olio d’oliva, contribuisce in modo significativo all’aumento dell’esposizione umana. Le esposizioni più elevate sono stimate nei neonati e nei bambini che assumono solo latte artificiale, ed è per questo che la UE ha proposto negli alimenti per bambini un limite per i Moah ancora più basso (fino a 0,5 mg/kg).Non basta riuscire a contenere i Moah al di sotto del limite di legge, per questi idrocarburi aromatici non esiste una dose sicura per la salute umana.

Limiti di legge e principio Alara

La Commissione europea ha proposto limiti per i Moah negli alimenti per bambini, riducendoli a 0,5 mg/kg, in quanto le esposizioni più elevate sono stimate nei neonati e nei bambini che assumono solo latte artificiale. Tuttavia, Mandrioli sottolinea che non basta rispettare i limiti di legge: il principio Alara (As low as reasonably achievable) richiede di mirare al minimo possibile di contaminazione. L’obiettivo deve essere la riduzione continua dei contaminanti, non solo il rispetto di soglie normative.

La filiera alimentare deve vigilare costantemente sui livelli di contaminanti, assicurandosi che i limiti siano allineati con le evidenze scientifiche. L’azione di contrasto deve essere costante, poiché i Moah possono contaminare la catena di fornitura a ogni passaggio. Esistono tecniche efficaci per ridurli, ma richiedono un impegno continuo e una gestione attenta da parte di tutti i soggetti coinvolti. Dal punto di vista tossicologico, Mosh e Moah presentano differenze significative. I Moah sono considerati più problematici, in quanto la loro frazione aromatica contiene sostanze potenzialmente genotossiche e cancerogene. I Mosh, invece, non sono ancora sufficientemente studiati: alcuni si accumulano in organi come il fegato, ma i dati non permettono una valutazione esaustiva dei rischi per la salute. Per questo motivo, è necessario proseguire con ulteriori ricerche.

Il test su 16 oli di oliva, condotto da un’inchiesta del Salvagente, ha evidenziato che 5 campioni su 16 hanno riportato concentrazioni di Moah superiori ai 2 mg/kg, la soglia consigliata dalla UE. Questi dati confermano l’importanza di un controllo rigoroso e di una riduzione costante dei contaminanti negli alimenti. La riduzione dei contaminanti non deve limitarsi al rispetto dei limiti di legge, ma deve mirare a una riduzione sempre maggiore, per tutelare la salute dei consumatori.