La fine del Grand Hotel di Riccione dopo anni di gestione abusiva

Il Grand Hotel di Riccione, simbolo del turismo lusso romagnolo, è stato sequestrato dopo anni di gestione illegale e fallimento.

Grand Hotel di Riccione, sequestrato da agenti di finanza, turisti allontanati, immobili in provincia di Rimini e Bari sequestrati
Grand Hotel di Riccione, sequestrato da agenti di finanza, turisti allontanati, immobili in provincia di Rimini e Bari sequestrati

Un simbolo del turismo romagnolo messo sotto sequestro

Martedì mattina, il Grand Hotel di Riccione è stato messo sotto sequestro da una trentina di agenti della guardia di finanza, che hanno perquisito l’albergo con cani addestrati per la ricerca di denaro contante. L’operazione ha visto l’allontanamento di una quindicina di turisti arabi che si trovavano all’interno dell’hotel al momento del sequestro. L’albergo, storico simbolo del turismo di lusso della riviera romagnola, era stato dichiarato fallito da tre anni, ma la sua gestione continuava in modo abusivo, nonostante la formalità del fallimento.

La struttura, che ospitava eventi e celebrità, è stata gestita illegalmente per anni. L’albergo, costruito in stile liberty e inaugurato ai tempi del fascismo, ha visto la sua notorietà crescere negli anni Ottanta, quando divenne un centro di vita mondana. Tra i suoi ospiti, si contano politici, militari, aristocratici e celebrità internazionali, tra cui Mina e Giorgio Strehler.

Un’eredità complessa e un fallimento non risolto

La gestione del Grand Hotel è passata per anni tra le mani di Mario Ceschina, figlio dell’imprenditore Gaetano Ceschina, noto per il suo coinvolgimento in affari sanitari e per il rapimento nel 1976, mai chiarito. Dopo la morte di Gaetano Ceschina, l’albergo fu ereditato da Nora Molinari, la vedova, che lo lasciò ad Andreatta, ex amministratore della Marebello Spa, società che gestiva l’hotel. La Marebello, però, aveva accumulato debiti per anni, grazie a un sistema di affitti a società prestanome che non pagavano, contribuendo all’insolvenza.

La società non ha mai consegnato la struttura al curatore fallimentare nominato dal tribunale. Dopo la dichiarazione di fallimento nel 2023, Andreatta, che viveva al Grand Hotel nonostante fosse formalmente residente a Cuba, non ha mai consegnato la struttura al curatore. La procura di Rimini ha rilevato che la Marebello ha dato false comunicazioni ai creditori e ha utilizzato società prestanome per evitare la consegna della struttura.

Un patrimonio immobiliare vasto e sequestrato

Oltre al Grand Hotel, sono stati sequestrati immobili in diverse province, tra cui Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari, tutti riconducibili alla Marebello. I beni sequestrati ammontano a 29 milioni di euro. Sono indagate sei persone per bancarotta fraudolente, tra cui Gianni Andreatta, che ha 75 anni e viveva al Grand Hotel nonostante fosse formalmente residente a Cuba. La gestione abusiva ha portato a un fallimento non risolto e a un sequestro che segna la fine di un’epoca. L’albergo, che ha visto la sua notorietà crescere grazie a eventi e ospiti illustri, è ora al centro di un’inchiesta che ha rivelato una gestione economica disorganizzata e una serie di pratiche fraudolente. La fine del Grand Hotel di Riccione segna la conclusione di una storia lunga e complessa, che ha visto il simbolo del turismo romagnolo affrontare una crisi senza soluzione.