Denatalità: quando curare i genitori diventa più urgente che fare figli

In Italia, 7 milioni di caregiver e un tasso di fecondità record. La scelta di non diventare genitori è legata a condizioni economiche e di lavoro.

Un gruppo di persone si occupa di curare i genitori, mentre altri decidono di non fare figli a causa di difficoltà economiche e di lavoro
Un gruppo di persone si occupa di curare i genitori, mentre altri decidono di non fare figli a causa di difficoltà economiche e di lavoro

La denatalità in Italia raggiunge livelli record, con un tasso di fecondità che si attesta a 1,14 figli per donna nel 2025, il più basso dal dopoguerra. Tra le ragioni che spingono i giovani a non diventare genitori, emergono condizioni economiche precarie, un impatto negativo sul lavoro e l’assenza di un welfare adeguato. Inoltre, il caregiving verso i genitori si presenta come un ulteriore fattore di freno, con più di un decimo dei non genitori che lo indicano come motivo principale per non fare figli.

La scelta di non diventare genitori: un fenomeno in crescita

Secondo un recente rapporto della Fondazione per la Natalità, il 32% dei giovani ha già raggiunto il numero di figli desiderati, mentre solo il 5,5% dichiara che non fa parte del proprio progetto di vita. Il resto, invece, ha rinunciato a fare figli per motivi legati al lavoro, alla mancanza di opportunità economiche o alla difficoltà di conciliare la vita familiare con la carriera. Tra questi, il 62,2% dichiara di aver rinunciato a diventare genitori proprio per difficoltà economiche.

La scelta di non diventare genitori non è solo un fenomeno sociologico, ma una conseguenza di condizioni oggettive non soddisfacenti.

Il caregiving come fattore di freno alle nascite

Un aspetto che emerge con forza è il ruolo del caregiving nei confronti dei genitori. L’11,5% dei non genitori, corrispondente a 763mila persone, dichiara che la paura di non riuscire a gestire i carichi di cura nei confronti di figli e genitori è un motivo principale per non fare figli. In Italia, ci sono 7 milioni di caregiver, una figura che si sta rivelando sempre più cruciale per la società. Tuttavia, il loro lavoro non è sempre riconosciuto né supportato da politiche adeguate. Il demografo Alessandro Rosina sottolinea che il caregiving, se non accompagnato da un sistema di welfare efficace, rischia di aggravare la denatalità. «Gli anziani sono l’unica componente in crescita della popolazione italiana, mentre i giovani-adulti sono in continua riduzione. Questo crea un circolo vizioso: mancano i potenziali genitori, e quelli che ci sono devono occuparsi dei propri genitori spesso in condizioni di fragilità», spiega.

Le politiche per invertire la tendenza

Per invertire la tendenza, Rosina propone un insieme di interventi che mirino a rendere la genitorialità una scelta positiva e non un sacrificio. Tra le misure suggerite, ci sono nidi come diritto per tutti i bambini, con condizioni di accesso e qualità garantite; un congedo di paternità equiparato a quello di maternità; politiche abitative che permettano ai giovani di accedere a casa a costi accessibili; un assegno unico più consistente e universale; e politiche attive del lavoro che consentano un ingresso solido e remunerato.

Il divario tra il numero di figli desiderati e quelli effettivamente realizzati rappresenta un’opportunità per le politiche sociali.

Secondo Rosina, il gap tra il numero di figli desiderato e quello effettivamente realizzato è uno dei più ampi in Europa. Tuttavia, tale divario può essere visto come uno spazio strategico per le politiche, che possono permettere alle persone di realizzare i propri progetti di vita e ridurre gli squilibri demografici. «Riportare il tasso di fecondità italiano da 1,14 a valori superiori a 1,5 nei prossimi 10-15 anni è un risultato possibile, a patto di allineare le politiche italiane alle migliori esperienze europee», conclude.